Una generazione perduta contro una generazione sconfitta

A volte mi capita di pensare di appartenere a una generazione perduta. Una generazione costantemente sotto pressione, con il suo potenziale inespresso, simile a un albero potato male. Una generazione bonsai, incapace di crescere. Una generazione X. Non abbiamo un volto, non abbiamo un nome, non abbiamo una vera identità.
A differenza di quella precedente, descritta da Gaber con un po’ di retorica spicciola, la mia generazione non ha perso, bensì si è persa. Ed è una differenza sostanziale.

Abbiamo percorso tranquilli il sentiero tracciato per noi dai nostri padri. E alla fine della strada ci siamo riscoperti sull’orlo di un precipizio. E ora siamo sul baratro, in attesa di qualcosa. In attesa del lavoro, dell’amore, in attesa di sistemare un po’ di cose. O forse in attesa che qualcuno ci venga a prendere, come all’uscita da scuola.
Una generazione immatura. Infantile.
Ma come siamo arrivati fino a questo punto, ve lo chiedete mai? Come abbiamo fatto a ridurci così, a trasformarci nella grottesca parodia della nostra adolescenza? Siamo rimasti attaccati al cordone ombelicale delle nostre madri, confondendo, forse, la comodità con la realizzazione. Alcuni si sono lanciati nel vuoto convinti di atterrare sul morbido. Altri ancora hanno preferito andare altrove in cerca di un’opportunità.

Qualunque caso si consideri la colpa della nostra generazione è di non aver saputo uccidere il padre. Questo, a ben vedere, è stato il nostro più grande fallimento.
La colpa della generazione dei nostri padri, invece, è di aver avuto troppa paura della morte. La troppa sete di potere ha portato al desiderio dell’immortalità. Al rifiuto della natura umana stessa. E questo ha impedito loro di riconoscerci come figli legittimi.

Per meglio preservare l’immobilismo ci è stato fatto credere che il tempo non esiste. Ci è stato raccontato che tutto era destinato a durare per sempre. E con la giusta crema-viso non saremmo mai invecchiati.
Ci hanno convinti che per tutto il resto della nostra vita saremmo restati giovani. Piccoli Dorian GrayIl ritratto di Dorian Gray senza un quadro da appendere in soffitta.
Agli occhi della storia siamo dei freak costretti a vivere nel circo assurdo della nostra epoca.
Siamo quarantenni con le Converse. Qualcosa deve pur significare tutto questo.

Una generazione perduta

Una generazione perduta

Il parto cesareo. Il latte liofilizzato. La frutta ai pesticidi.
Bevi l’acqua senza sodio.
Guarda la tv.
Come fa la mucca?

Svegliati presto. Fai silenzio. Non rispondere.
Siamo una generazione perduta.

La scuola. Il dettato. Il riassunto.
Siediti e non parlare.
Scrivi e non giocare.
Gioca e non sudare.
Promosso.
Stai con gli amici ma non fidarti.
Chiedi il permesso prima di alzarti.
Pulisci le scarpe prima di entrare.
Saluta tutti prima di uscire.

Svegliati presto. Fai silenzio. Non rispondere.
Una generazione perduta nel tempo.

E poi l’università.
Compila il piano di studi. Trovati una ragazza. Bevi responsabilmente.
Domani tutti in piazza.
Sciopera. Manifesta. Segui il corteo di protesta.
Ritorna a casa alle dodici. Dodici e mezza. L’una al massimo.
Domanda prima di pensare.
Pensa prima agire.
Agisci prima di capire.
E’ il mondo del lavoro.

Svegliati presto. Fai silenzio. Non rispondere.
Una generazione perduta nel vento.

Però…

Però mica ce l’hanno detto che sul mondo del lavoro manca l’aria. Che la gravità schiaccia al suolo. Che il sole sorge e tramonta nel giro di una pausa pranzo.
Il mondo del lavoro è in un altro sistema solare.
Esci di casa. Prendi l’autobus.
Un’ora ad andare, un’ora a tornare.

Ma mica ce l’hanno detto che l’azienda per cui lavoriamo produce tristezza in serie. Vende le anime dei dipendenti alla grande distribuzione. Paga tutti in visibilità.
Siamo invisibili.

Svegliati presto. Fai silenzio. Non rispondere.
Una generazione perduta nel mondo.

Cercati un lavoro vero. Choosy. Fannullone.
Trovati una casa vera. Metti su famiglia. Scordati la pensione.
La pensione è per chi invecchia. E tu non invecchierai mai.
Non ne avrai bisogno.
Non ne avrai il tempo.
E comunque, il tempo non esiste.

E poi sei troppo qualificato.
E sei troppo incinta.
Max 35 anni.
Qui manca l’aria.

Lavoro precario. Amore precario. Vita precaria.
Quando ti deciderai a crescere?
Serve una caparra. Serve un acconto. Serve fiducia.
E le bollette? L’affitto è in arretrato.
Non sei più un ragazzino. Datti da fare.
Responsabilità.

Buongiorno, sono Enrico, come posso esserle utile?
“Muori!”.
Libera l’azienda dai suoi peccati.
Liberaci dal male. Tutti.
Amen.
Il tempo esiste solo se esiste l’uomo.

E intanto svegliati presto. Fai silenzio. Non rispondere.
Siamo una generazione perduta nel nulla.

La generazione invisibile dei nostri figli domani ucciderà il padre.
E alla fine avrà ragione lei.

4 CommentiLascia un commento

  • Non so quale fosse il tuo obbiettivo, ma a me è venuto quasi da piangere..le scelte che abbiamo sono: partire lontano dalla nostra terra o restare e fare un lavoro di merda sottopagato e in nero, se si è fortunati…generazioni senza prospettive, senza progetti, senza futuro; schiacciati dal peso di un mondo sfruttato e rovinato dai nostri padri, della logica mors tua vita mea…senza voglia di apprendere, di crescere perché la cultura non serve a trovarti un lavoro se non hai gli agganci giusti…speriamo che questa situazione cambi ma siamo o troppo stupidi o troppo delusi per provarci in prima persona…e tutto resta immobile. Che tristezza!

    • Mi andava di parlarne, di provare a inquadrare il problema, i punti di vista. La nostra generazione non se la passa bene, vero, ma ha anche il peso di dover riorganizzare in qualche modo le cose per chi verrà dopo, questo è un dettaglio che spesso tendiamo a dimenticare…

  • “Agli occhi della storia siamo dei freak costretti a vivere nel circo assurdo della nostra epoca.
    Siamo quarantenni con le Converse. Qualcosa deve pur significare tutto questo.”

    hai vinto

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