Spot pubblicitari anni ’80. Com’eravamo…

Oggi mi va di parlare degli anni ’80 e dei suoi spot pubblicitari. Che non si esca vivi dagli anni ’80 è oramai cosa nota, basta guardarci in faccia l’un l’altro per capire che siamo definitivamente morti nel 1989 e non ce ne siamo neppure resi conto. Tutti. Ma per un bambino cresciuto in quegli anni il trauma è ancora maggiore. Se all’epoca mi avessero chiesto: “A chi vuoi più bene: a mamma o alla tv commerciale?” be’, a questa domanda avrei avuto molta difficoltà a dare una risposta secca. Anzi, sarebbe stato impossibile.
Chi come me è cresciuto con il grande mito della tv commerciale, il grande sogno del successo in scatola, la promessa rassicurante che per essere accettati, amati e desiderati, sarebbe bastato indossare i giusti Rayban e i Levi’s 501 originali (che se avevi il tarocco eri ‘na merda che sembrava vergogna pure salutarti per strada); chi è stato educato dagli spot pubblicitari degli anni ’80; chi ha visto Bill Cosby crescere amorevolmente i suoi cinque bambini, be’, non può che guardare a questi anni ’10 con la stessa morbosità con cui un anziano fissa i lavori di un vecchio palazzo che sta per essere demolito. Anzi, osserva da dietro una vetrata una serie di grattacieli pronti a crollare su se stessi, lasciandosi dietro solo macerie. E anche il paragone tra gli spot attuali o le pubblicità delle altre epoche non regge il confronto, è il segno evidente di un declino.
Se nel Carosello degli anni ’40 Calimero era uno sporco negro da sbiancare col detersivo per essere socialmente accettato, negli anni ’80 la Morositas era morbida e succosa come un paio di tette da mordere con lentezza, cercando in qualche modo di controllare l’erezione. Epoche diverse, per società diverse. Oggi invece negli spot pubblicitari il nero non esiste, se non nella parte del povero reietto con cui è stato fatto tanto grazie al tuo 8X1000, ma questa è un’altra storia. E poi non è solo il nero a non esistere. E’ la vita che non esiste, negli spot di oggi. Oggi è l’epoca dell’indifferenza, persino la Mulino Bianco nei suoi spot pubblicitari preferisce rivolgersi alle galline, pur di non dover parlare con noi. Siamo passati dalla promessa di un futuro radioso e di sicuro successo, all’accettazione passiva del fallimento totale. I nostri padri hanno mangiato tutto il mangiabile senza lasciarci neppure gli avanzi, e costruendo intorno a noi un mondo decadente. Quello che abbiamo potuto assaporare noi, si riduce a un Urrà Saiwa seduti sul pavimento del soggiorno, guardando Hazzard o qualche vecchio cartone animato giapponese (come questi, che ci hanno rovinato l’infanzia) pensando solo a quanto sarebbe stato bello diventare subito grandi.
Va be’, rifugiamoci nei ricordi, va’. Eccovi 10 spot pubblicitari indissolubilmente legati all’immaginario anni ’80. Ecco com’eravamo. Non pensiamo a come siamo oggi, mettiamola da parte questa condanna, facciamo finta di nulla, almeno fino alla fine dell’articolo.
spot pubblicitari-bambino anni 80

10 spot pubblicitari indissolubilmente legati agli anni ’80

Morositas


Ne ho già parlato nell’introduzione. In questo spot pubblicitario stavamo cercando di affrancarci dal razzismo. Il maschilismo dominante era una battaglia ancora da incominciare. La scena finale del tizio che cade tra le terre di lei fa venire voglia di masticare una Morositas, non trovate?

Urrà


Gli anni ’80, con il loro spot, ti trasmettevano cetezze. Ad esempio sapevi che se ti ingozzavi di grassi idrogenati tutto sarebbe andato per il verso giusto. Sempre. Più grassi saturi ingurgitavi, più eri un tipo ok. La mamma era contenta perché ti vedeva mangiare e la società ti accettava perché eri un gran figo.
Guardate che faccia, lui, il protagonista dello spot Urrà Saiwa. E sapete perché? Perché lui non ha mai provato Urrà!

Tabù


Va be’, una pubblicità televisiva costruita su una musica jazz, cantata da un personaggio animato ispirato ad Al Jolson. Stop! C’è poco altro da aggiungere.
Gli anni ’80 sapevano regalare emozioni.

Sanpellegrino


Per esempio odiare è un’emozione. E la pubblicità Sanpellegrino sapeva come insegnarti questo sentimento.
La “r” moscia di questo ragazzino con i capelli color aranciata è stata fonte di fastidio per anni. Come anche la sua faccia lentigginosa, d’altronde.
Personalmente ho sempre sognato ti picchiarlo. E’ da qui che ho sviluppato la mia sana misantropia che mi protegge, ancora oggi, da tutte le brutture del mondo. Grazie Sanpellegrino. Severa ma giusta!

Kodak


Uno spot che ti spiega in venti secondi netti quanto sia importante (e lo era già all’epoca) conoscere le lingue.
“Ciripiripì Kodak”
(Tra l’altro da questo spot scopriamo che “ciripiripì Kodak”, in lingua aliena significa “le vorrei stampate su carta Kodak”).

Zucchetti


Della pubblicità Zucchetti mi sono sempre chiesto una cosa: “Ma tipo rifare le tubature, no, eh?”. E’ anche vero che la casa negli anni ’80 la si arredava un po’ a cazzo di cane. Va be’, contenti voi…

Control


“Di chi è questo?”
“E’ mio…”
“E’ mio”.
“E’ mio!”
“E’ mio”.
“E’ mio…”
“No, ragà, dai, non scherziamo che dopo devo vedere una tipa. Il preservativo è mio e voi, se ve ne serve uno ve lo comprate. Sempre a scroccare. I fogli della computisteria, il panino, le penne, le matite. E che cazzo!
Comunque grazie professo’, m’era caduto dalla saccoccia, m’avete salvato la serata”.
Io lo spot della Control l’avrei scritto così.

Barilla


Io della pubblicità Barilla mi sono sempre chiesto se la frase: “Dove c’è Barilla c’è casa” valesse anche per le case occupate. Come funziona? Se entrano per sgomberarti ma hai calato la pasta, si fermano e se ne vanno? Va be’, ad ogni modo, ritornando allo spot, l’autista del pullman della scuola una denuncia se la merita tutta, o quantomeno due mazzate in piena faccia: te ne vai e lasci mia figlia lì da sola sotto la pioggia? Ma che non li controlli i ragazzini prima di partire? Ma chi t’ha assunto? Ma come cazzo lavori? Ma che non c’è nessuno che ti controlla? A ‘nfame, che fai, scappi? Vie’ qua che te gonfio!! ‘A ‘NFAMEEEE!! (ditemi voi se la mia sceneggiatura non sarebbe stata più interessante, specie unita alla musica Barilla?).

Pennelli Cinghiale


Questa pubblicità mi ha insegnato tre cose:
1. Per fare i lavori di casa è sempre meglio rivolgersi a una ditta certificata, piuttosto che a dei tizi con quella faccia lì.
2. Che la situazione delle piste ciclabili non è migliorata di molto a più di trent’anni di distanza, e il ciclista è sempre visto come un emerito coglione che si piazza al centro della strada e intralcia il traffico.
3. Che i vigili urbani girano sempre con un pennello Cinghiale in tasca. Per fare cosa, solo dio lo sa.

DinoErre


Diciamolo apertamente, la pubblicità Dino Erre collofit nascondeva del genio. La camicia “giusto-collo” non poteva che avere Costanzo come testimonial.
In effetti, se andava bene a lui, be’, buona camicia a tutti!
Proprio una camicia coi baffi, il collo puoi anche non averlo.

2 CommentiLascia un commento

  • Articolo stupendo ma hai tralasciato lo spot di quei 3 ubriaconi che andavano in giro a far cagate dopo essersi scolati una bottiglia di amaro. Naturalmente tutte attività raccomandate, pilotare aerei, navi,piroscafo. ..

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