Scopri il tuo quoziente intellettivo. Ma ricorda: la mediocrità è una virtù

Per misurare il vostro quoziente intellettivo è necessario fare il test Mensa. Il Mensa, lo dico per chi non lo sa, è un gruppo di presunti cervelloni, un’associazione di tizi che passano il tempo a guardare l’umanità dall’alto in basso perché superano il qi medio, dunque loro sono intelligenti e gli altri no (qi sta per quoziente intellettivo, lo so che qualcuno di voi se l’è chiesto. Tutto vi devo spiegare…).

Comunque, dicevamo, loro, quelli del Mensa, sono intelligenti perché hanno un qi elevato, mentre gli altri, quelli con il qi basso, sono dei coglioni. Detta così suona male, lo so, però tutti i torti non ce li hanno, questi del Mensa. Basta guardarsi un po’ intorno.

Secondo il test Mensa ufficiale il mio quoziente intellettivo è di 141 punti della scala Wechsler (e 166 della scala Cattel). Un risultato più che buono che ho ottenuto usando, appunto, l’ingegno. Ovvero, ho rimorchiato la segretaria dell’associazione e, dopo averla sfinita sessualmente, ho modificato i dati al computer mentre dormiva (ma questo quelli del Mensa non lo sanno, senza che fate gli spioni).

Un quoziente intellettivo che non sia in linea con il qi medio degli altri esseri umani, però, non sempre è una cosa positiva. Specialmente se non si vuole conquistare il mondo e sottomettere tutti al proprio volere (cosa che a me non va di fare perché sono pigro, mi secca. Qui, però, vi do le giuste dritte per farla).
L’ideale, in una società basata sulla mediocrità, sarebbe, infatti, essere esattamente il centro della media. Essere, appunto, mediocri. Non proprio dei cretini, ma nemmeno troppo intelligenti. ‘Na cosa senza infamia e senza lode, insomma. Che però un po’ cretino uno lo è ugualmente, solo che gli altri non se ne accorgono, proprio perché hanno il suo stesso quoziente intellettivo, e dunque vivono bene tutti.

Agli occhi dei più, il segreto della “genialità” è questo.
In fondo la virtù sta nel mezzo, no?
A pensarci bene, poi, il discorso è ovvio: in democrazia vince la maggioranza, e se è la maggioranza a comporre la media, be’, c’è poco da fare. In democrazia la mediocrità parte avvantaggiata.
Se sei il vertice della gaussiana. Se sei in cima alla campana. Se sei esattamente il centro della mediocrità. Allora rappresenti la maggioranza. Ed è una situazione di privilegio, perché se rappresenti la maggioranza, allora rappresenti il potere. E’ la democrazia, bellezza.

Siamo nel regno della mediocrazia, e se non rientri nella media, allora sei ai margini. E se sei ai margini, ovviamente, sei un emarginato.
I margini, in questo caso sono due. Da un lato ci sono le persone che sanno scrivere, leggere e, cosa che l’intelligenza media non sa fare, comprendere persino ciò che hanno letto. Tutto questo è fastidioso poiché genera nella maggioranza un sentimento di frustrazione dovuto all’incomunicabilità. “Come posso far capire a questo genietto saccente, al soldo dei poteri forti, che di ciò che mi sta dicendo non me ne frega una beneamata mazza?”. E’ un problema.

Dall’altro lato ci sono i primati senza pollice opponibile che condividono le bufale xenofobe pescate in rete. Quozienti intellettivi ad un’unica cifra che comunicano a versi gutturali o, quando hanno conosciuto i rudimenti della scrittura, a colpi di maiuscoletto e punti esclamativi.
Quindi la virtù sta nel mezzo, dicevamo. Proprio come i genitali.
Cosa fare quindi per contrastare il regno della mediocrazia? Come abbattere il dominio del quoziente intellettivo medio? Come far ritornare l’umanità intera a respirare il pensiero illuminato del bene comune, della tolleranza reciproca e del valore dell’essere umano?
Io, da misantropo, vorrei proporre alcune modeste soluzioni che forse, potrebbero risolvere questo annoso problema (ma forse anche no).

Il quoziente intellettivo medio e la mediocrità al potere. Cosa fare?

1. L’irruzione

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“La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all’imitazione”.


La prima soluzione che può venire in mente, giustamente, è: organizziamo una squadra terroristica, facciamo irruzione in un locale, e scanniamo tutti quelli che non conoscono a memoria neanche una citazione di Kierkegaard, Dostoevskij o Nietzsche.

Lo so, potrebbe sembrare una cosa giusta, razionale, a fin di bene. Ma no, non si fa. Chi decide che Kirkegaard è meglio di Sartre? Perché Aristotele non è stato inserito in lista? E se invece qualcuno rispondesse citando Jung, che si fa? Come la prenderebbero i freudiani?
Non c’è un criterio oggettivo, è evidente. Questo tipo di formula, ahimè, non può andar bene.
E poi se uno dice una citazione a cazzo? Controllare su Wikipedia se la risposta data è giusta o meno sarebbe un po’ imbarazzante, diciamocelo. Sarebbe da ignoranti e a quel punto, per coerenza, dovremmo suicidarci.
No, una cosa così la metterebbero in pratica solo degli idioti semianalfabeti privi di qualsiasi senso di umanità. Gente dal quoziente intellettivo di un criceto ultrareligioso.

2. La mimetizzazione

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Un’altra tecnica potrebbe essere la mimetizzazione. Confondersi, conquistare la fiducia e poi dominare il branco.
In fondo non ci vuole molto ad emulare le gesta di un cretino, vi pare? Come ragiona un tizio con un quoziente intellettivo mediocre?
Bo’, secondo me basta seguire la moda del momento, no? Certo, magari bisogna indossare i pantaloni col risvoltino fino al ginocchio e portare la barba fino all’ombelico suddivisa in due lunghe trecce. Ma per il bene dell’umanità si fa questo e altro.

Quindi bisogna indebitarsi per la macchina nuova. Una macchina nuova che serve per andare a lavorare, in modo da poter prendere lo stipendio che serve per pagare la macchina nuova. E non importa se il lavoro è un lavoro di merda, che ti fa desiderare la morte. Quello che conta è che il vicino di casa non lo sappia.
E dunque servono i vestiti di marca, l’apericena, la discoteca, la cocaina e il sushi al mercurio quando è sabato sera. E poi, fondamentale, sproloquiare in pubblico di argomenti sconosciuti, facendo però finta di essere degli esperti. Senza mai mettere in discussione nulla, sia chiaro.
Fatto questo la missione è compiuta. Basta poco.

Certo, il rischio concreto è che alla fine non si torni più indietro. La mediocrità è contagiosa, ingloba, ingoia. Ci mastica e ci sputa via solo quando oramai non abbiamo più niente da darle. Funziona come con gli zombi di Romero: se ti morde sei fottuto.
Per cui: attenzione!

3. Ignorare

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L’idiozia è intorno a noi. La mediocrità è pervasiva. Contagiosa. Gente con il quoziente intellettivo di una pantegana idrofoba ricopre cariche istituzionali di primo livello. Ma noi possiamo pur sempre ignorare tutto questo e fingere che il migliore dei mondi possibili sia un po’ meglio di così, giusto?
Potremmo.
L’alcol è un elisir pieno di virtù e in questo aiuta molto, è vero. Ma è anche vero che nascondere la testa sotto la sabbia, come fa lo struzzo, spesse volte lascia il deretano troppo esposto.
No, forse ignorare la mediocrità umana potrebbe non essere una soluzione al problema. Anzi, forse potrebbe esserne stata la causa.

4. La manipolazione

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In comunicazione e in psicologia esistono molte tecniche per manipolare il pensiero delle persone, a partire dai bias cognitivi, utilizzati nel marketing, nella religione e in politica, solo per fare alcuni esempi.

Dunque uno potrebbe dire: “Va be’, se allora siete così intelligenti perché non manipolate il pensiero delle persone meno intelligenti e non fate in modo di comandare voi, così da occuparvi solo ed esclusivamente dei vostri interessi?”
Una prima risposta, che può valere per alcuni, potrebbe essere: “Una persona realmente intelligente sa che è da ottusi utilizzare il potere per i propri interessi. E’ il potere stesso l’ostacolo maggiore alla realizzazione di sé”.
Una seconda risposta potrebbe essere, invece: “Giusto, e in effetti lo stiamo facendo. E’ solo che non c’è motivo di farlo sapere in giro…”

Se volete calcolare il vostro quoziente intellettivo fate anche voi il test Mensa (qui trovate maggiori informazioni).
Ad ogni modo, ricordate sempre che il migliore dei mondi possibili, forse, non è un granché. Dunque non vale la pena preoccuparsi troppo.

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