Il presidente del consiglio siete voi. Raccontatemi i vostri primi 100 giorni

Se foste voi il presidente del consiglio cosa fareste per risollevare le sorti di questo Paese? Mettiamo aveste voi in mano il potere di un premier, quali decisioni prendereste? Da primo ministro come convincereste la maggioranza parlamentare a sostenervi? E quali conseguenze avrebbero le vostre decisioni come capo del governo?
Vi siete mai posti queste domande? O siete di quelli che si lamentano e basta, senza fornire mai un’alternativa pratica alle cose?
Se il vostro potere dipendesse, dunque, dall’equilibrio parlamentare, come si svolgerebbero i vostri primi 100 giorni di governo?
Raccontatemeli.
Intanto, io, vi descrivo i miei. Anche se forse 100 giorni… be’, non è mica facile durare 100 giorni.

La mia elezione a presidente del consiglio

Dalla mia elezione fino alla fine del mio governo, ecco com’è andata.
Dialogo interiore con la mia parte razionale:

Sono stato proposto come premier

“Ok, Enri, sei stato proposto come presidente del consiglio”.
Ma se non mi sono neanche candidato?
“Non c’è bisogno”.
Ma non è che poi faccio come quello non eletto che c’era prima?
“No, quello di prima era regolarmente eletto”.
Eh, no. Mica il popolo lo ha votato?
“Il presidente del consiglio non è votato dal popolo, coglione!, ma dal parlamento”.
Ah, davero? Ma se tutti dicono che…
“E tutti si sbagliano perché sono analfabeti e non studiano. Hanno torto!”
E va be’, non t’incazzare. Però io (e pure quello di prima) mica so’ parlamentare, come faccio a farmi eleggere dal parlamento?
“Non è un problema, la Costituzione non prevede che il primo ministro debba essere per forza un parlamentare. D’altro canto funziona così anche con gli altri ministri”.
Ah, sì? Ma dai. E quindi so’ premier?
“Non ancora. Ci sono prima dei passaggi da fare…”

Il mandato del presidente della Repubblica

“Sei stato dal presidente della Repubblica?”
Sì. Oh, è tale e quale alla regina Elisabetta, solo che è vestito da omo. Me veniva da ride.
“Finiscila. Che ti ha detto?”

Presidente del consiglio e regina Elisabetta

M’ha detto che posso andare in parlamento e trovare una maggioranza per governare. Che vor di’?.
“Vuol dire che devi dimostrare di poter fare approvare le leggi, e quindi devi ottenere la fiducia della maggioranza del parlamento. Fatto questo, ti darà la nomina“.
Che palle!
“Se ottieni la fiducia vuol dire che hai i voti per creare un governo e far passare i decreti”.
Va be. Sarà. Nun ce sto a capi’ gnente. E come la trovo sta maggioranza parlamentare?
“Devi parlare col parlamento, ovvio. In Italia sono i parlamentari a decidere”.
Ah, quindi non comando io?
“No. Il presidente del consiglio dirige giusto la politica generale”.
Non sono ‘na specie d’imperatore?
“No”.
Un re?
“No”.
Un padrino?
“No”.
Un padrone.
“Nemmeno”.
E che so’?
“Sei quello che ci mette la faccia. Chi comanda, in Italia, non è il premier, ma sono i parlamentari”.
Ah, sì? Parlamentari demmerda.

La fiducia del parlamento

Il parlamento in questa nuova elezione è risultato diviso quasi equamente tra i Cinquestelle, il Pd e, leggermente meno, il Centro-destra. Il premio di maggioranza è andato al Pd.

“L’unica soluzione, a questo punto, è convincere uno degli altri due gruppi a collaborare col partito a cui è andato il premio di maggioranza”.
In che senso?
“Devono venirsi incontro reciprocamente per appoggiarti”.
Ma chi, i Cinquestelle devono fare ‘n’alleanza col Pd per appoggiare me?
“Se vuoi governare con loro, sì”.
Ma loro dicono che governano solo se c’hanno la maggioranza.
“E però la maggioranza non ce l’hanno. Se hanno deciso di stare all’opposizione per una propria convenienza politica è legittimo. Ti resta solo il Centro-destra, dunque”.
Ma così è ‘n’accozzaglia.

Presidente del consiglio e parlamentari che ridono

“Sei un uomo politico adesso. Se vuoi governare e fare il bene del Paese, ti tocca trovare i giusti compromessi”.
Ma questi so’ criminali, io non voglio che il mio governo dipenda da loro.
“Sono parlamentari eletti. E’ il popolo che ha deciso di essere rappresentato da loro”.
Ma sono una manica di mafiosi, massoni e corrotti.
“E’ probabile. E’ opinione comune. Ma per governare devi passare comunque dal parlamento. Sono le regole costituzionali. Ti tocca”.
Che culo!

Il mio mandato da presidente del consiglio

Ce l’ho fatta, ho recuperato pezzi di deputati dal Centro-destra e pure quelli fuoriusciti o espulsi così a cazzo dai Cinquestelle. Insomma, né troppo centro-destra, né troppo Cinquestelle (troppo Pd sì, ma se gli avete dato voi il premio di maggioranza che c’entro io?). Va be’, tanto ho detto tanto ho fatto, che alla fine ho ottenuto la fiducia del parlamento. Poi ho seguito tutto l’iter che dovevo seguire e ho finalmente fatto il giuramento.
Evvai. Sono stato eletto. Che fatica. Sono sfinito.
Ora posso finalmente governare.

Certo, per essere eletto ho dovuto spartire in maniera equa i vari ministeri, sennò col cazzo che mi appoggiavano. Ora c’è il figlio di Totò Riina alla Giustizia, il Trota per Istruzione e Cultura, Gino Strada alla Sanità, Brunetta al ministero di Quelli Bassi (ho dovuto creare sto ministero sennò non ne uscivo più). Milena Gabanelli alle Telecomunicazioni, Rubbia all’Energia, Minniti agli Interni (la testa di capra che ho trovato sul pianerottolo e il bigliettino che recitava “Auguri per la sua elezione, presidente. Con affetto. Aisi e Aise” mi ha convinto a confermare questa nomina), i due Marò agli Esteri, Mastrota al ministero delle Televendite e il clan dei Casalesi all’Ambiente e alle Infrastrutture. Infine, per fare contenti anche i centristi, ho dovuto mettere Satana alle Pari opportunità.

Insomma, una squadra eterogenea. E’ stato necessario fare qualche compromesso, ma tutto sommato qualcosa si è ottenuto. E in fondo non è una squadra di governo peggiore delle precedenti, anzi…
Ad ogni modo, ecco com’è andata la mia avventura da primo ministro.

I primi 100 giorni

Allora, nei primi trenta giorni da presidente del consiglio ho dato mandato ai miei tecnici di lavorare a un sistema più moderno di stato sociale, che rilanciasse l’economia e ridistribuisse la ricchezza. Insomma, mi sembrava sensato proporre un reddito di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza

Ti piace come idea?
“Non ci sono i soldi”.
Sì, va be’, i soldi si trovano. E’ interesse di tutti che l’economia torni a girare bene, che aumentino gli acquisti, i posti di lavoro ecc…
“In verità no”.
In che senso?
“Lasciamo perdere. Ad ogni modo servono almeno 18 miliardi per questa riforma. Dove li prendi?”
18 miliardi? Minchia! Va be’, facciamo qualche taglio agli stipendi e ai privilegi della politica e…
“Recupereresti solo pochi milioni di euro, ma al di là di questo, sei sicuro di riuscire a convincere il parlamento ad autoridursi lo stipendio?”.
Per forza, metto la fiducia.
“Come vuoi. Ma devi recuperare comunque un sacco di soldi”.

I finanziamenti alla Difesa

Ho trovato. Il resto dei fondi li prendiamo dalla Difesa. Gli diamo quasi 20 miliardi all’anno, e che cazzo. Che si fottano. E poi tagliamo anche le spese per costruire gli armamenti e richiamiamo le truppe delle missioni militari. Come la vedi?

Premier e finanziamenti agli f35

“La vedo che stai a fare un casino. Ce la guastiamo con la Nato…”
Che si fotta la Nato.
“… alla prima occasione ce la faranno pagare tutta. Come presidente del consiglio hai delle responsabilità verso il Paese”.
Ma non mi rompere il cazzo.

La disoccupazione

“Sei il peggior premier degli ultimi 150 anni, lasciatelo dire. Se rompi i rapporti con la Nato metti a rischio molti accordi commerciali. In più metti in crisi due colossi italiani come Finmeccanica e Fincantieri. Fai aumentare la disoccupazione…”.
Che si fotta l’occupazione basata sulla guerra.
“Ti ricordo che hai dei vincoli di crescita con l’Ue”.
Quelli sono dei turisti della democrazia. E tu hai rotto le palle. Sforeremo. Sforano tutti in Europa, e che cazzo, sono l’unico coglione che non può sforare in Europa?
“Ti stai comportando da pazzo. Sei il primo ministro di questo Paese, cerca di darti una calmata. E considera che già il popolo è incazzato, se tagli i finanziamenti alle forza armate rendi scontente anche loro. E se le forze armate sono scontente si uniscono al popolo, lo aizzano, e non hai nessuno a difenderti. E la vedo molto male. Per te”.

Manco un mese da presidente del consiglio e sono già a rischio colpo di stato? Annamo bene.
“E comunque non sei a rischio golpe. Ci pensa il parlamento a bloccarti”.
E come farebbe?
“Non hai i numeri per far passare questa riforma. L’opposizione non te la vota a prescindere. E molti di quelli che ti sostengono perderebbero il proprio elettorato, quindi smetterebbero di sostenerti”.
Questo lo dici tu. Io metto la fiducia, così vediamo chi la vince!!

La fiducia

E niente… Alla prima fiducia è caduto il governo. Più di 300 voti contrari. Nessuno a favore. Nessuno astenuto.
Va be’, che vi devo dire: io c’ho provato. Sempre meglio di voi che vi lamentate e basta.
Voi che fareste se foste il presidente del consiglio?

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: