Poeti di Facebook. Per la serie M’illumino di merda

“Ciao, ti va di iscriverti al mio gruppo Poeti di Facebook?”
“No!”
Il poeta di Facebook merita un post a parte. Non so se vi è mai capitato di incontrarne uno. Io su Facebook ne ho visti a decine. Essere un poeta di Facebook naturalmente è cosa ben diversa dall’essere un poeta vero e proprio, un poeta con una sensibilità, un talento, una visione del mondo acuta, uno stile rilevante. Il poeta di Facebook ignora questi dettagli “vecchia scuola” e mira dritto al suo scopo: autocelebrarsi.
poeti di facebook-macchina da scrivere shining

L’autocelebrazione dei poeti di Facebook

Al poeta di Facebook autocelebrarsi piace un sacco e gli piace ancora di più avere sempre ragione. O almeno credere di averla. E lamentarsi. Quanto gli piace lamentarsi. Degli altri poeti, degli editori, del mondo. Di tutto. E’ per questo che, in genere, se lo contraddici, lui, il poeta di Facebook, s’incazza.
“Ti è piaciuta la mia poesia?”
“No. Mi ha fatto cacare”.
“Sei un cafone insensibile. Vergognati”
Vi consiglio vivamente di visitare quelle pagine che recitano pressappoco così: “Sei un poeta?” oppure “Hai scritto una poesia?” o ancora “Hai un manoscritto nel cassetto?” “Partecipa al grande concorso Poetadelcazzo 2016 e vinci la pubblicazione del tuo libro di merda. Il tuo libro sarà pubblicato da Edizioni Cartadaculo”. Cioè, c’è gente che partecipa seriamente. Andate a guardarvi i regolamenti. Pagano anche la tassa d’iscrizione. Credo che legalmente si chiami “circonvenzione d’incapace“, ma questa è un’altra storia.
Comunque non so a voi, ma a me ogni tanto qualcuno di questi psicotici mi contatta in privato.
In genere parte diretto.
“Ciao, ti regalo una poesia”.
Sì, così, come se fossimo amici di vecchia data.
“Ti regalo una poesia”.
“Soldi mai, eh? Va be’, come se avessi accettato, grazie”.
Ma lui niente, me la regala lo stesso. Dopo il quindicesimo che banno, specie se ho da riequilibrare il mio karma, ne approfitto e faccio una buona azione umanitaria premiando il sedicesimo con la lettura della sua poesia di merda. Perché le poesie di ogni poeta di Facebook hanno questa strana caratteristica in comune: fanno tutte cacare. Non che io apprezzi la poesia più di tanto, non che abbia questa spiccata sensibilità artistica che mi permetta di percepire emozioni da parole sputate a casaccio su un foglio bianco, specie se scritte da egomaniaci con carenze affettive, ma certo la merda la so riconoscere, e le poesie dei poeti di Facebook, credetemi, sono la merda!
“Vorrei che il tuo corpo, vibrante d’attesa, riporti alla mente il tempo passato. Con lacrime d’amore, sospiri in lontananza e pensieri di sto cazzo. Due coglioni infiniti”. Più o meno le poesie dei poeti di Facebook suonano così. O almeno è così che me le ricordo io, forse verso la fine ho improvvisato, in genere dopo il primo verso parto con i miei pensieri.
Ora, è chiaro che i poeti di Facebook, perlopiù, sono affetti da disturbi mentali e lungi da me offendere persone malate. Il mio è solo un semplice pour parler. Pensate che questi individui, dopo aver vinto il concorso Poetadimerda 2016, arrivano persino a pagare di tasca propria un editore, cifre a tre zeri, per farsi pubblicare un libro contenente in pratica il loro referto psichiatrico. Che per carità, se fosse fatto con cognizione di causa sarebbe un atto coraggiosissimo e molto vicino alla poesia. Ma questo loro non lo sanno, per cui…
“Ti va di iscriverti alla mia pagina Facebook? Si chiama Poeti innamorati”.
“Scusa, devo vomitare”.
I poeti di Facebook sono così, ti portano al bullismo. Non sono cattivi ma ti prendono per sfinimento, come i testimoni di Geova. Sono esseri troppo sensibili per questo mondo, è ovvio che poi ti viene la voglia di mandarli all’altro.
Ma tu respiri, sorridi e cerchi di controllarti.
“Ciao. Ho scritto una poesia. Ti va di leggerla?”
Sorridi. Respiri…
“Ciao. Ti va di iscriverti alla mia pagina?”
Sorridi.
“Ciao…”
Dio santo!

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