Fastidio, misantropia e disagio esistenziale. 8 motivi per aprire un tuo blog

Questo è un blog di fastidio, misantropia e disagio esistenziale, ve lo dico subito prima che vi venga l’ansia. Ad ogni modo, l’imbarazzo di scrivere post sulla propria angoscia esistenziale è un po’ come l’imbarazzo del primo bacio, diciamolo pure. Certo, per uno come me che passa le giornate a molestare le coppiette ai giardinetti l’imbarazzo si riduce all’osso. Ma mi serviva comunque una frase a effetto per introdurre questo nuovo post in maniera scoppiettante.

In questi giorni mi sono chiesto sempre più spesso: perché ho aperto questo blog? E così la mia memoria è andata indietro nel tempo. Ho ricordato i giorni in cui ho deciso di compiere questo passo che con il tempo tante soddisfazioni mi ha regalato (come quando, ad esempio, sono diventato amico di Toto Cutugno).

Ad ogni modo ci ho pensato tanto prima di inaugurare quest’angolo di disagio sociale. Cosa faccio? Cosa non faccio? Mi dicevo. Come posso dare modo al mio estro creativo di insultare pubblicamente la razza umana? Così alla fine mi sono deciso e ho aperto questo luogo che spero vi stia piacendo. D’altro canto il disagio esistenziale è una filosofia di vita.

Ci ho pensato attentamente, dicevo, prima di inaugurare questo ritrovo per disagiati, e chiaramente non l’ho fatto quasi mai da sobrio. Si sa, queste scelte necessitano di tanto alcol per essere analizzate a dovere.
E devo dire che la riflessione alcolica e le discussioni animate con i miei amici immaginari sono state tanto proficue quanto impegnative.

disagio esistenziale -aprire un blog-distruggere computer
Tanto per far capire il grado di disagio esistenziale vi riporto la conversazione con il mio amico immaginario con Vermouth, il coniglio antropomorfo con cui divido la mia stanza:
“Ok, apri un blog, ma di cosa ti occuperai?” è la domanda che mi ha rivolto prima di andare a vomitare il contenuto di una bottiglia di Gordon’s gin bevuta troppo in fretta.
Devo ammettere che non è stata affatto una domanda banale, poiché mi ha dato molto da pensare.
Ad ogni modo ho risposto ruttando.

Però l’interrogativo è rimasto. Cosa dovrei farne di un blog?
“Sì, esatto, Enri, cosa ne farai di questo blog?” ha rimarcato qualche istante dopo la bambola gonfiabile, che stava sul divano, mentre i conati di Vermouth stemperavano un po’, ma non del tutto, la nostra tensione sessuale.

Alla fine, se devo essere sincero, non ho trovato nessuna risposta epocale. L’unica motivazione è quella di condividere del sano disagio esistenziale, qualche pensiero casuale sulla fine ineluttabile dell’umanità, e un po’ di cazzeggio o di comicità o di satira sparsa, che si sa che la satira in questo paese tira più o meno come un carro di buoi, no?

Nulla di epocale, dicevo, ma forse sufficiente.

8 motivi per aprire un blog di satira, fastidio e disagio esistenziale

Al di là di voler mostrare al mondo il mio disprezzo e il mio disagio esistenziale, i motivi veri che mi hanno portato all’apertura di questo spazio sono altri. Eccoli.

1 – Se sei un blogger rimedi un sacco di figa, lo sanno tutti.

2 – Se sei un blogger le persone ti stimano e ti rispettano per l’importanza del ruolo sociale che occupi nel mondo.

3 – Se sei un blogger mamma e papà ti vogliono più bene.

4 – Se sei un blogger guadagni un pacco di soldi.

5 – Se sei un blogger puoi dialogare con il mondo, e il mondo dialogherà con te.

6 – Se sei un blogger puoi lavorare ubriaco senza sentirti giudicato dal tuo capo.

7 – Se sei un blogger risparmi un sacco sullo psicologo.

8 – Se sei un blogger… la figa l’ho già detta, sì? E che posso lavorare ubriaco? Anche? Ok, allora mi sa che ho detto tutto…

Quanto disagio esistenziale…
Va be’, come lista direi che va bene così. Da ubriaco sembrava più credibile, ma oramai è fatta…

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