Matteo Salvini è stato mio compagno di scuola. Ecco com’era da ragazzo

Io e Matteo Salvini siamo stati compagni di scuola. Sì, proprio lui, il leader della Lega Nord. E siamo stati persino compagni di classe per un anno. Ora, giacché non ricordo di preciso molti passaggi e siccome non vorrei dire inesattezze (ché poi finisce che ti pigli una denuncia), i dettagli che vi darò prendeteli col beneficio del dubbio. Magari qualcosina, forse, potrebbe anche essere non proprio veritiera, ecco. Durante la lettura tenetelo presente, che lo sappiamo tutti che il tempo passa e l’Alzheimer si fa strada. Ad ogni modo, veniamo a noi.

Per alcuni mesi io e il Matteone padano abbiamo condiviso lo stesso banco. Praticamente eravamo culo e camicia. E chiaramente lui era il culo.
Siamo stati compagni di banco, dicevo, per diverso tempo. Poi però mi sono spostato perché puzzava che proprio non si poteva stare. Sì, lo so, Matteo Salvini è dei primi anni ’70 mentre io sono del 1980, è vero. Ma siccome lui alle elementari è stato bocciato una mezza dozzina volte (l’esame di quinta era tosto) alle superiori ci siamo ritrovati in classe insieme.

Ma bando alle ciance. Ed ecco a voi com’era il leader del Carroccio in giovinezza.

Matteo Salvini da giovane

Com’era Matteo Salvini da giovane? Bella domanda. Diciamo che era un ragazzo speciale. Con delle abilità speciali.
Tanto per cominciare era l’unico in grado di incendiare le scorregge con l’accendino e sopportava stoicamente persino il ritorno di fiamma.

Comunque, scherzi a parte, cerchiamo di essere seri. Se la memoria non mi inganna, però forse mi inganna, all’epoca Salvini non era ancora in grado di parlare l’italiano. Conosceva solo il dialetto lombardo. Ma malgrado questo riusciva a farsi capire bene anche con i gesti. Se cercavi di stargli dietro, se gli ripetevi le cose con calma, con un certo tono di rimprovero. Se lo guardavi con lo sguardo fisso e deciso, allora sembrava quasi capirti.
E fu in questo modo che iniziammo a socializzare. E socializzammo bene, tanto che mi affezionai a lui quasi come al coniglio che i miei avevano portato a casa qualche mese prima e che avevamo chiamato Macchiolina. Macchiolina finì insieme ai sottaceti, ma questa è un’altra storia, di cui, forse, vi scriverò in futuro.
Matteo Salvini-Compani di scuola-Felpa terronia

I primi giorni

Ritornando a Matteo Salvini. A scuola veniva poco e niente, un assenteista. Quasi si stesse già preparando per il parlamento europeo. Inoltre, quando era presente, ogni volta che parlava con qualcuno, diceva frasi del tipo: “Ue’, terun, te se propri un pirla! Va a ciapa’ ratt’. Va’ a ca’ a fa rusti’ el lacc!! eijwljdfs sdkjsdkj sdnsdf”. Insomma, noi le scuole le abbiamo fatte in Calabria, nessuno ci capiva un cazzo di quello che diceva. Era chiaro solo che stava offendendo gente a casaccio.
Ma d’altro canto non aveva altro modo per comunicare. Dovete capire che all’epoca, il nostro piccolo figlio di Padania, per conoscere le persone, per prima cosa, gli annusava il deretano. Inoltre delimitava il territorio facendo pipì agli angoli della strada, ringhiando e abbaiando. Insomma, quelle sue frasi dialettali vanno contestualizzate. Erano pur sempre il tentativo di una comunicazione, sia pur rudimentale.

Matteo Salvini-Compagno di scuola-Banana

I progressi

Alla fine il giovane Matteo Salvini non era cattivo, voleva solo essere amato. E proprio per questo tutti noi compagni di scuola lo abbiamo preso a cuore. Lentamente abbiamo cercato di fargli dire qualche parola in italiano. E piano piano è riuscito anche lui a mettere insieme parole comprensibili e ne ha imparate alcune in autonomia.
Non riusciva propriamente a dire frasi di senso compiuto (quello non riesce a farlo neanche oggi, come avrete notato), ma parole singole, dette in italiano, pronunciate per bene, chiare e corrette, con il passare del tempo ha imparato a dirle anche lui.
Diceva “pappa”, “cane”, “mamma”, poi ha iniziato con “Umberto”, “secessione”, “pistola”, “gommone”, “negro”, “mi candido”. Insomma, al di là dei contenuti, un suo piccolo vocabolario, col tempo, se l’è creato. Certo, ancora adesso è un vocabolario limitato, ripete solo queste parole, mischiandole a caso, ma è già qualcosa, no? E rientra comunque nell’intelligenza media degli italiani.

Matteo Salvini-Compagno di scuola-Faccia stupida

La leggenda

Leggendaria fu la sua interrogazione di Italiano, quando, per non essere bocciato, fu costretto, forse per la prima volta in vita sua, ad aprire un libro e a studiare realmente. Imparò a memoria Pianto antico, la poesia di Carducci (di più non gli si poteva chiedere). Per fare una cosa originale, il piccolo Matteo decise di recitarla in piedi, vicino alla cattedra, ruttando. A dire suo l’interpretazione avrebbe valorizzato quelle quartine un po’ lente e impressionato favorevolmente la professoressa. Purtroppo il guizzo creativo non fu apprezzato.

Quell’anno il mio amico Matteo Salvini fu bocciato di nuovo e io non lo rividi più. Ma pensai a lui spesso nel corso degli anni, non senza una leggera commozione per questa incolmabile assenza.
Matteo Salvini oggi

Oggi

Oggi lo osservo lì, che twitta in continuazione. Lo so, sembra una bestia immonda. Un populista da due soldi. Un analfabeta funzionale incapace di intendere a di volere. Ma io so che ha un cuore. E se dice le cazzate che dice, se semina l’odio che semina, se fa quello che fa, è perché non capisce, non si rende conto, non è colpa sua. Lui semplicemente non ha gli strumenti.

La verità è che Matteo Salvini che non è mai cresciuto, è ancora oggi il bambinone di un tempo. E proprio come un tempo, ancora oggi, vuole semplicemente essere amato. Salvini altro non è che la sintesi di un disagio sociale. La risposta animalesca e imbecille alla completa mancanza d’amore che abbiamo attorno. È un disagio sociale più nostro che suo, perché siamo noi ad essere anaffettivi. Lui (e quelli come lui), anche se non sa come esprimerlo, in realtà cerca solo amore. E’ per questo che ha un così largo consenso in questo Paese. E’ colpa nostra che non sappiamo più amare.

Io e Matteo Salvini

Lo so che a guardarlo così Matteo Salvini fa un po’ schifo, crea ribrezzo. Lo so che anche solo stargli vicino è come minimo antigienico. Lo so che se mozzica magari vi mischia la rabbia, la rogna, la gotta, la gonorrea e la febbre gialla. Ma io non posso farci nulla, se lo guardo, ancora oggi, vedo quel ragazzotto un po’ goffo che si defecava nei pantaloni perché si estasiava a sentire l’odore delle sue feci. Un ragazzo un po’ sui generis, d’accordo, ma pur sempre semplice e genuino come pochi.

Provate anche voi a guardarlo così. Provate anche voi a non fermarvi alla superficie incrostata della sua epidermide unta. Al suono sgradevole dei suoi deliri. Dei suoi grugniti. Provateci, e forse scoprirete anche voi quel cucciolotto di pantegana di fiume, triste, solo e spaventato, tanto bisognoso d’amore, che ho visto io tanti anni fa, quando andavo a scuola con lui.

Seguimi sulla mia pagina FACEBOOK. Puoi TROVARLA QUI


2 CommentiLascia un commento

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: