Il latte di soia proviene dalle tette di soia?

Diciamolo subito: il latte di soia non proviene dalle tette di soia. Anzi, diciamola tutta: la soia, per quanto possa sorprendervi come notizia, è una leguminosa assolutamente priva le tette. Niente, neanche una prima scarsa. Neanche un capezzolo a lenticchia. Niente di niente. E a nulla sono serviti i vari interventi chirurgici per aumentare il seno a cui si è sottoposta negli anni. Tette zero!
Il punto è che il latte di soia, in realtà, è solo succo di soia. Lo so, non ve l’aspettavate, ma è la pura verità.

Ma come mai ci hanno mentito? Perché questa menzogna? Se il latte di soia non è davvero latte di soia cos’altro ci racconteranno domani? Che il caffè d’orzo non contiene caffè? Ah no? E che contiene? Ah, orzo, giusto. Ammazza che porcheria.

La società delle menzogne

Ma cosa spinge la razza umana a essere così ipocrita e a diffondere bugie su tutto? Come si può continuare in questo modo, senza riferimenti, senza futuro e senza certezze? Da Babbo Natale al latte di soia, passando per il diritto al voto, la repubblica fondata sul lavoro, la democrazia, la giustizia, l’amore, la globalizzazione. Abbiamo creato solo una società orribile, falsa, fatta di illusioni reiterate che oramai sono sfuggite al nostro controllo. La società della menzogna.
Solo menzogne su menzogne su menzogne su menzogne. E’ tutto così insopportabile, non trovate?

Il latte di soia, la democrazia, Babbo Natale… Perché ci raccontano tutte queste bugie? La risposta è semplice: è la concorrenza. Il libero mercato.
La liberalizzazione del desiderio. Del potere. Della spiritualità. Dei sentimenti.
Il mercato si nutre di desideri e di illusioni. E per creare desideri e illusioni le menzogne sono fondamentali. Perché le menzogne sono i colori pastello del mondo perfetto in cui sogniamo di vivere. Il suono delle parole può essere convincente, dolce, rassicurante. E può fare la differenza tra un successo commerciale e un fallimento. E allora bisogna prestare attenzione a ogni singolo termine utilizzato, quando si parla di marketing. Non importa il prodotto ma la sua immagine. Non importa che sia efficace ma importa solo quanto noi desideriamo che lo sia.

Latte di soia

Il latte di soia, Babbo Natale e altre menzogne…

Il latte di soia è salutate, è buono, fa bene, è morbido, fresco, gustoso. Quasi quasi viene voglia di berlo.
Il succo di fagiolo di soia invece fa cacare. Succo di fagiolo? Che zozzeria è? Chi mai vorrebbe bere succo di fagioli, escluso Bud Spencer? Non funziona. Non suona. Non è musicale. Non convince. Capito la differenza?
E allora la soia non ha le tette ma fa comunque il latte. E in fondo a noi sta bene così. Perché il latte fa bene, giusto (ah, però forse anche questa è una bugia)?

La soia fa il latte. Babbo Natale esiste, porta i regali ai bimbi buoni e vive in Lapponia. I cacciabombardieri sono necessari per le missioni di pace. La legge è uguale per tutti. Il potere è limpido e democratico. Mussolini ha fatto anche delle cose buone. Dove è diverso. L’acqua che elimina l’acqua. Perché io valgo. Io conto, perché non sono solo un conto. Ce lo diceva anche il Monte dei Paschi. O forse ci hanno solo ingannati?

Ma tanto va bene lo stesso. Perché alla fine quello che conta è credere che vada tutto bene. Che tutto sia in ordine. Che ogni cosa funzioni. Anche quando tutto va allo sfascio. Credere di essere felici anche quando il peso dell’infelicità ci schiaccia. Perché in fondo non siamo stati mai educati ad affrontare l’infelicità. Abbiamo sempre riempito il nostro vuoto interiore con le cianfrusaglie. Cos’altro possiamo fare se non desiderare? Desiderare tutto. Qualsiasi cosa. Pur di non pensare alla nostra solitudine.
E allora, forse, ce la meritiamo davvero una bella colazione a base di caffellatte. Con il latte di soia e il caffè d’orzo. Il latte senza latte e il caffè senza caffè.
Sì, forse alla fine ce la meritiamo davvero quest’illusione. Forse alla fine va davvero bene così.

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