Il Vecchio e il Mare, ovvero il fallimento del sistema pensionistico

Per la rubrica incipit distorti, oggi ho analizzato un po’ il racconto Il Vecchio e il mare di Ernest Hemingway (clicca qui). A mio avviso si tratta chiaramente di una storia che racconta in maniera esplicita il fallimento del sistema pensionistico e quant’è brutta la vecchiaia, o no? Sì, va be’, c’è tutto il pistolotto del rapporto dell’uomo con la natura, ok. La lotta per la sopravvivenza, ecc ecc, d’accordo. Ma stiamo a guarda’ il capello. Se la dobbiamo dire tutta, allora, diciamo anche che è un valido manifesto contro il veganesimo (sì, ok, questa è una mia interpretazione, senza che mo’ ve la pigliate a male). Però resta il fatto che quello sempre ottant’anni c’aveva. Cioè, che cazzo ci vai a fare in pieno oceano per giorni e giorni alla veneranda età di ottant’anni? Macché nun ce l’hai ‘na casa? E’ chiaro che è lo Stato ad aver fallito, o no?

Comunque già solo l’incipit dice tutto.

Buona lettura.

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In foto il pescatore Santiago, protagonista de Il vecchio e  il mare,  all’apice della sua carriera

 

Il Vecchio e l’Inps

Di Enrico Miceli

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce.

Ottantaquattro giorni.

Quasi tre mesi.

Questo giusto per far capire che la pensione è importante ed Hemingway lo sapeva bene. Cioè, io m’immagino al posto di ‘sto vecchiaccio, Santiago, che a occhio e croce un’ottantina d’anni ce l’ha tutta. È pieno di reumatismi. Non c’ha una lira. Vive in una baracca. Niente riscaldamento. Non mangia da giorni e da quasi tre mesi non acchiappa un pesce (il che, se fai il pescatore come lavoro, non è che sia proprio il massimo). Insomma, ‘na colletta, ‘na pensioncina, ‘n assegno sociale, qualcosa. Qualcuno poteva pure suggerirglielo a ‘sto vecchiaccio di fare ‘na richiesta, o no? L’avrà versato qualche contributo quando lavorava come Capitan Findus? Mo’ io non lavoro all’Inps ma secondo me qualcosa gli spettava, e magari si sarebbe evitata tutta ‘sta storia, ché poi mamma mia, ‘na pena e ‘na sofferenza infinite. Io francamente a ottant’anni in pieno oceano, su una barca a vela che pare ‘na zattera, a dondolare per giorni e giorni, senz’acqua, mangiando poco e niente, in preda alle allucinazioni e cercando di pescare tonni praticamente a mani nude, be’, no, a essere sincero io non mi ci vedo. L’avessi scritta io la storia l’avrei intitolata Il Vecchio e l’Inps: pantofoline, vestaglia e caminetto. Ché insomma, a ottant’anni uno il diritto di andare in pensione dovrebbe pure averlo, o no?

E comunque, detto per inciso, la storia del pesce gigante smozzicato dai pescicani il vecchiaccio se l’è inventata per evitare la solita figuraccia, poco ma sicuro, anche perché dopo tre mesi che tutti pescano quintali di pesce tranne tu, beh, la cosa comincia pure a diventare imbarazzante, o no? E poi è risaputo che i pescatori raccontano un sacco di palle, per cui…


(Scherzi a parte, Il vecchio e il mare è davvero un gran romanzo, se non lo avete ancora letto cliccate qui e rimediate subito)

 

 

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