Hanno ucciso l’Uomo Ragno. La mafia, i servizi segreti e la falsa pista dell’industria di caffè

La sera in cui hanno ucciso l’Uomo Ragno la ricordiamo tutti, anche perché non è facile da dimenticare. Una data che resterà impressa nella memoria come uno dei giorni più neri della nostra democrazia. Il giorno in cui ogni cosa degenerò. Il giorno in cui il male vinse definitivamente la sua partita.
Era la solita notte da lupi, nel Bronx. Una di quelle notti che non lasciano spazio alla luna né alle stelle. Una di quelle notti che ottenebrano l’anima e il cuore senza un vero motivo, non razionale almeno. Ma forse per Uomo Ragno, quella sera, un motivo c’era. E i suoi sensi di ragno dovevano averlo percepito.
Fu ritrovato morto nel suo attico milanese poco dopo le 22,35 di un normale mercoledì autunnale. Steso sul pavimento della sua camera. Con il costume ancora addosso. Magliette, scarpe, maschere e tutto il resto sparpagliato in disordine. Ragnatele sparse ovunque. Nel corpo dosi massicce di Raid.

Cosa sia successo di preciso nelle ore che hanno preceduto il ritrovamento non è dato saperlo. L’ennesimo mistero d’Italia. L’ennesima morte impunita. L’ennesima tragedia senza un colpevole. Senza una verità.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno e non si sa neanche il perché.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno. I fatti

Ma facciamo un po’ d’ordine. Chi poteva avere interesse a uccidere l’Uomo Ragno? Chi erano i suoi nemici? Chi lo voleva morto? Troppo facile rispondere: “Il Goblin” oppure “Il Dottor Octopus“. Sarebbe consolatorio crederlo. Ma è improbabile che si tratti di loro. Entrambi hanno un alibi di ferro per quella sera. Quel giorno infatti, entrambi stavano sostenendo una lectio magistralis in Psicologia criminale presso l’università Magna Grecia di Catanzaro. Un servizio andato in onda sul TgR riprende i due supercattivi intenti a spiegare a una sala gremita, in che modo è possibile conquistare il mondo sfruttando solo la propria megalomania e qualche piccolo superpotere.

Certo, Spiderman aveva anche altri nemici, è vero, ma chi di loro poteva sapere il suo indirizzo di casa? Chi poteva essergli vicino a tal punto? E perché la zia May si è sempre rifiutata di parlare con la stampa? Perché non ricorda come si svolse esattamente la sua giornata? E’ solo una semplice vecchietta rincoglionita o sta nascondendo qualcosa anche lei?
E cosa ci nascondo inoltre Max Pezzali e Mauro Repetto? Che sia questa sporca vicenda la vera causa della loro separazione?
E’ una storia molto complicata in cui, probabilmente, entra l’ombra oscura e tentacolare dei servizi segreti.

I testimoni

Una storia il cui mistero s’infittisce nel momento esatto in cui il Guercio entra di corsa con una novità. Ed è la figura del Guercio, infatti, a non convincere del tutto gli inquirenti. Perché tanta fretta di comunicare la dritta sicura agli avventori del bar? Perché questo voler avvisare gli altri in maniera così plateale, quasi a voler attirare su di sé l’attenzione dei presenti? E soprattutto come fa, il Guercio, a sapere già alle 23,33, dunque prima che i giornali ne dessero notizia, che da meno di un’ora hanno ucciso l’Uomo Ragno?

Nell’interrogatorio successivo lo stesso Guercio cadrà molte volte in contraddizione. Dirà di aver visto Uomo Ragno ancora vivo, verso le 21, che dondolava da un palazzo all’altro appeso alle sue ragnatele. Poi dirà di averlo seguito per fornirgli delle informazioni riguardanti il commissario di polizia e i suoi rapporti con la criminalità organizzata e i servizi segreti (non dimentichiamo che Ragno era anche un giornalista). Infine, però, lo stesso Guercio ritratterà tutto, dicendo di aver inventato ogni parola e di aver mentito senza un perché. Come mai questo cambiamento repentino? Un uomo e una testimonianza dalle troppe ombre. Un personaggio ambiguo e subdolo che quasi sicuramente nasconde dell’altro.
E nel frattempo i dubbi restano.

Hanno ucciso l'Uomo Ragno

Il commissario

Ma spostiamo l’attenzione sulla prima versione del Guercio. Il ruolo del commissario ha, in effetti, dei lati poco chiari. Alla centrale della polizia fecero scalpore le parole con cui cercò di minimizzare, in prima battuta, l’omicidio. “Hanno ucciso l’Uomo Ragno? Che volete che sia?”. Furono queste le prime dichiarazioni in diretta tv. Dichiarazioni che fecero molto scalpore.

Il commissario aggiustò poi il tiro nei giorni successivi: “Quel che è successo non ci fermerà. Il crimine non vincerà!”. Ma restano comunque i troppi errori commessi nelle fasi preliminari delle indagini. Su tutti: non aver preso le impronte digitali presenti nella stanza, aver permesso la scomparsa di importanti documenti dall’appartamento del Ragno; e infine l’aver perseguito ottusamente la falsa pista dell’industria di caffè che ha sviato il lavoro degli agenti per troppo tempo. Errori che hanno compromesso, forse irrimediabilmente, l’esito dei lavori. Il commissario, oggi parlamentare presso la Camera dei deputati, eletto in quota Pd, si è sempre difeso sostenendo di aver compiuto il suo dovere fino in fondo. Le perizie tecniche, però, sollevano più di qualche dubbio.

Le manifestazioni di protesta

Il caso Uomo Ragno ha scosso la coscienza di molti e ha avuto una forte eco mediatica, con tante manifestazioni di protesta nelle piazza di tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Medio Oriente. Ragno era un normale supereroe che, quotidianamente e con abnegazione, combatteva il male con tutte le sue forze, malgrado un lavoro precario e sottopagato come giornalista e fotoreporter presso il quotidiano Daily Bugle (dal quale avanza ancora diverse mensilità arretrate). La ricerca della verità e del bene a tutti i costi hanno fatto di lui un personaggio amato da tutti, grandi e bambini.
Un grande uomo. Una grande ragno.
Perché allora hanno ucciso l’Uomo Ragno? Perché la verità tarda ad arrivare? Perché l’ennesima morte impunita? A distanza di anni nulla è cambiato. Nessun progresso, nessun passo avanti. Tutto nel dimenticatoio. E le indagini sono a un punto morto.
L’ennesimo mistero d’Italia. L’ennesimo caso insabbiato. L’ennesima morte senza il volto di un colpevole.

#veritàperuomoragno

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