Hai già pensato al tuo epitaffio? (racconto)

Visto che novembre è il mese dell’allegria, oggi ripropongo un mio racconto pubblicato qualche anno fa sul quotidiano Linkiesta che praticamente parla di due che vanno a trovare il nonno al cimitero. Sì, ok, detta così la trama non è un granché, lo ammetto, però uno dei due è un po’ schizzato, quindi secondo me vale la pena leggerlo. E comunque potreste sempre guadagnarne dei consigli utili per l’epitaffio da mettere sulla vostra tomba, no? Che magari schiattate domani, visto mai. Oh, mica si campa in eterno, almeno vi fate trovare preparati.

Buona lettura.

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E tu che epitaffio avrai?

di Enrico Miceli

 

«Il 2 novembre m’angoscia».

«Ah sì?»

«Sì. ’Sta cosa che bisogna andare al cimitero e parlare coi morti mi sembra ‘na roba tipo Stephen King».

«Fai meno storie e cammina».

«E se i morti si risvegliano? L’hai visto The Walking dead?».

«Dobbiamo portare i fiori a nonno. Punto!»

«E ho capito, ma mica ce l’ho con nonno. Dico solo che i cimiteri li potevano fare un po’ più allegri, tutto qui».

«E sì, mo’ ci mettevano dentro le giostrine e organizzavano il karaoke».

«Ecco, brava, vedi, alle volte basta poco. Giostrine e karaoke già danno ‘na nota di colore, no?».

«Basta, fai silenzio! È un cimitero».

«E ho capito che è un cimitero, però diamoci ‘na regolata. Qua i visitatori non li distingui dai becchini. To’, guarda quelli là in fondo che faccia,dei consigli utili per l’epitaffio da mettere sulle vostre tombe altro che visitatori: sembrano loro i cadaveri».

«Smettila, è un cimitero, questi posti devono essere così».

«Sarà, però qua chiunque incontri ha l’aria di essere un portasfiga. Ti viene da camminare con le mani in tasca per strizzarti in continuazione i testicoli. E non è mica bello».

«Basta. Qui dentro c’è poco da stare allegri. La gente soffre».

«Ba’, io comunque la necessità di tutta ’st’ipocrisia non la capisco».

«C’è poco da capire. I camposanti non sono posti allegri, fine della storia!»

«Ed è questo il problema dei cimiteri nostri. Ci fosse un po’ d’allegria in più sicuramente verrebbe più gente».

«È un luogo di pace. È necessario il silenzio, non l’allegria».

«Che mica l’allegria è ‘na brutta cosa, eh? E poi silenzio non vuol dire angoscia. Si può essere allegri anche restando in silenzio».

«Ah, sì? E in che modo?»

«E che ne so, magari con qualche epitaffio figo. Passeggi, leggi le tombe e ti fai due risate in silenzio».

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«Smettila con queste sciocchezze».

«No, guarda che dico sul serio, sarebbe tutta un’altra cosa. Io ci verrei ogni domenica con gli amici solo per leggere le battute».

«La morte non è diverte».

«Be’, dovrebbe esserlo».

«Basta!»

«Pensa che scena: tu passeggi tranquillo nel cimitero e a un certo punto leggi su una lapide: “Fesso chi legge!”».

«Sarebbe semplicemente una battuta infantile. Oltre che scontata».

«Ok. E allora: “Che cazzo guardi?”»

«Volgare, inutile e assolutamente priva di originalità».

«Ok, ok, queste erano battute sceme, hai ragione, però ci sono un sacco personaggi famosi che hanno fatto scrivere cose divertenti sulla loro lapide».

«Ah sì? Tipo?»

«Ti piaceva Walter Chiari, no?»

«Sì».

«Be’, Walter Chiari fece scrivere: “Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato”».

«Mh… non è divertente».

«Sei tu che smorzi il sorriso, non ti sta mai bene niente e ti lamenti in continuazione. Su quella di Aldo Fabrizi invece c’è scritto: “Tolto da questo mondo troppo al dente”. Carina, no?».

«Ba’, simpatica».

«E fattela ‘na risata! Dai, quella di Gianfranco Funari fa ridere. Tu passeggi tranquillo per il camposanto, vedi la tomba di Funari e leggi: “Ho smesso di fumare!”».

«Sì, questa è carina».

«Carina? È stupenda!»

«Stupenda? Non esageriamo, adesso».

«Perché, dovessi scriverne una per te sapresti fare di meglio? Che scriveresti, sentiamo?»

«Non so, qualcosa di più incisivo».

«Di più incisivo? Tipo?»

«Non lo so, ti ho detto. Ora smettila».

«Io per te vedrei bene qualcosa del tipo: “Tiratemi fuori da qui, mi manca l’aria!!”»

«Mh…».

«È adatta visto che stai sempre a lamentarti, no?»

«Di cattivo gusto, comunque è carina».

«Carina? È fichissima. Ti fa venire voglia di alzare il coperchio».

«Smettila, ché sei blasfemo».

«Ok, dai, sto zitto. Contenta?».

«…»

«…»

«E per te che scriveresti?»

«Ma non dovevo stare zitto? Ci hai preso gusto, eh?»

«No, così, te lo chiedo solo per curiosità».

«Certo. Comunque per me non lo so, forse una cosa splatter tipo: “M’è entrato un sorcio dentro la bara. Toglietelo che mozzica!”».

«E ti pareva? Sei il solito schifoso!»

«Va be’, poco male, dai. Ecco la tomba di nonno».

«Tieni, cambiagli i fiori».

«Ok».

«Belli questi fiori, no?».

«Sì, molto».

«Già».

«Già».

«…»

«…»

«Chissà lui che tipo di epitaffio avrebbe voluto?»

«Nonno?».

«Sì. Chissà se ne aveva pensato uno».

«Forse all’epoca no, però adesso qualcosa gli sarà di sicuro venuta in mente».

«Tipo?»

«Adesso vorrebbe di sicuro una frase del tipo: “Smettetela con questi cazzo fiori e portate del vino, piuttosto”».

«Ecco, sei sempre il solito. Ti pareva?»

«Ma dai, è solo per ridere».

«Be’, non è divertente».

«Sì che lo è! E comunque io dico che se ci fossero più epitaffi così i cimiteri sarebbero di sicuro dei posti meno inutili e meno ipocriti».

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