Come guadagnare senza lavorare. Ecco i 5 giusti modi per farlo

Io ho sempre voluto guadagnare senza lavorare. Soldi facili, roba che ti alzi alle 12, lavori da casa giocando alla Play Station, sbrighi una cosuccia on-line due minuti al giorno e guadagni soldi mentre guardi la tv. Non ho mai capito il motivo per cui sta cosa di guadagnare senza lavorare scandalizzasse la gente. Personalmente mi scandalizza di più il lavorare senza guadagnare.
Ad ogni modo, i miei genitori, già da bambino, mi inculcavano questa malsana idea che per vivere, per guadagnare, bisogna per forza lavorare. E, come se non bastasse, pure onestamente. Però loro non dicevano “lavorare”, dicevano “faticare”, che è diverso. Dio santo, faticare. Lo sentite anche voi come suona male, vero? Io già a dirlo sudo. Fa-ti-ca-re. E’ ‘na fatica.
Ma dico, vi sembra cosa trattare un bambino in questo modo? Poi è ovvio che vi viene su male.
E i parenti? Idem.
“E tu da grande che lavoro vuoi fare, Enricuccio?”
Me lo chiedevano, a bruciapelo. Senza nemmeno darmi il tempo di organizzare le idee. Lavoro? In che senso? Io? E perché? Abbiamo problemi economici? Mi pare che le cose vadano già bene così, no?
Certo, erano pensieri di un bambino di cinque anni. Col tempo (due anni dopo) ho imparato a dare una risposta più decisa. Anche se forse lasciava presagire che qualcosa nella mia visione del mondo non quadrasse proprio alla perfezione.
“E allora? Hai deciso cosa vuoi fare da grande?”
Finalmente non ero più impreparato, e la risposta era fulminea: “Sì, ho deciso. Voglio fare il pensionato”.
Insomma, questi erano i miei favolosi botta e risposta con i parenti.
“Come sarebbe il pensionato? In pensione ci vanno gli anziani”.
“Allora voglio fare l’anziano”.
Niente da fare, il mio sogno di pensionamento anticipato non avrebbe mai e poi mai avuto il sostegno della famiglia. Era evidente.
“Non puoi decidere di fare l’anziano. Sei un bambino. Possibile che non ci sia nessun lavoro che ti piace?”
Se ci fosse o meno un lavoro che mi piacesse non lo sapevo ancora, ovviamente, ma nel dubbio me la cavavo così: “E allora come si chiama quel lavoro dove tu non fai niente e ti pagano lo stesso?”
Le mie erano domande sincere, genuine, quel tempo che reclamavo mi serviva per la conoscenza, per la filosofia, per dare modo al mio demone interiore di prender fuoco, ma spesso i miei interlocutori adulti tutto questo non riuscivano a capirlo.
E invece di suggerirmi di fare il concorso per lavorare al Comune, come sarebbe stato ovvio, mi rispondevano: “Come sarebbe che vuoi fare un lavoro in cui non fai niente? Se non fai niente non è un lavoro. Quindi non ti paga nessuno”.
Ingenui!
Queste obiezioni sterili, pieni di retorica benpensante, mi infastidivano già all’epoca.
“E allora i politici? Dite sempre che guadagnano un sacco di soldi e non fanno mai niente. Ecco, voglio fare il politico”.
Va be’, di solito a questo punto zii e parenti vari si eclissavano, uscivano dalla stanza lasciandosi alle spalle un grigio velo di rassegnazione e abbandonandomi lì, nel soggiorno di casa, solo coi miei pensieri, dopo aver fomentato non poco le mie aspettative, le mie ansie e le mie paranoie verso un futuro che, ahimè, già a sette anni percepivo incerto. Se non del tutto deleterio.
Il mio sogno di fare il pensionato a vita è morto lì. Da un pezzo, oramai, ogni illusione è naufragata, disperdendosi in questo nostro oceano di precarietà neoliberista. Ma il desiderio di riuscire a guadagnare senza lavorare, a vivere senza fare un cazzo, be’, questa è un’idea che mi assilla ancora adesso, diciamo che è il mio pallino fisso, il mio obiettivo di vita. La ragione per cui sono al mondo, direi. Sono nato per questo, lo sento! Non fare un cazzo tutto il giorno, tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni, fino alla fine dei giochi. Percependo però un salario dignitoso da sputtanare in alcol, ovviamente.
Insomma, alla fine mi sono dovuto ingegnare e dopo anni e anni di analisi dei mercati, studi statistici, aggiornamenti continui delle offerte di lavoro, delle aliquote fiscali e quant’altro, ecco finalmente i cinque modi per guadagnare senza lavorare. E con guadagnare intendo guadagnare bene!
guadagnare senza lavorare

Cinque modi per guadagnare senza lavorare

Spaccio di hashish e marijuana
Sicuramente il modo più rapido ed efficace. Ma perlopiù dedicato agli under 30. Sì, lo so, è una cosa illegale, non si fa, è brutta e cattiva e tutto il resto. Ma tanto siamo fra noi, possiamo anche parlare con sincerità. E’ un’attività rilassante.
Si guadagna bene e in sostanza non devi far altro che fumare ai giardinetti. Socializzi, rimorchi, guadagni. Passi le giornate in allegria.

Dipendente pubblico
Anche in questo caso passi le giornate sballandoti al parco e facendo poco altro. Il vantaggio rispetto allo spacciatore di hashish è che non devi vendere nulla a nessuno. Te ne stai tranquillo dove ti pare e se ti beccano, sindacati e colleghi ti difendono.

Fare il pubblico da Maria De Filippi
Certo, devi sorbirti Maria De Filippi.

Diventare fashion blogger
Serve essere fighe almeno una tacca sopra il minimo sindacale. Meglio poi se siete completamente oche (o se riuscite a fingere di esserlo). Insomma, questo è il mestiere inutile del futuro, se avete le carte in regola, non lasciatevelo sfuggire.

Parlamentare eletto in Italia

Il “guadagnare senza lavorare” per antonomasia. E’ un po’ retorico, forse, ma oggi è un punto di vista largamente condiviso. Dunque, se dopo una gavetta da spacciatore avete alzato 6-7mila contatti buoni, candidatevi. L’ideale sarebbe l’Europarlamento, come Salvini, che se per disgrazia vi fate eleggere in Italia vi tocca pure la rogna di andare occasionalmente in aula. Che palle!
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