Ecco i 5 grandi interrogativi esistenziali sollevati dalle canzoni di Toto Cutugno

Come non concordare con l’evidenza oggettiva del fatto che il più grande cantautore di tutti i tempi sia il nostro amato e abbronzato Toto Cutugno? Toto è uno e trino, c’è poco da aggiungere.
Eterno secondo un cazzo. Qui siamo davanti al più grande genio canoro che la galassia tutta abbia mai partorito. Ha scritto e cantato pezzi immortali che vanno da L’Italiano; Le mamme; Noi, ragazzi di oggi; Io amo; Il tempo se ne va; Soli ecc ecc ecc ecc ecc (impossibile elencare tutti i grandi successi, al più li trovate qui). Insomma, capolavori immortali della produzione musicale italiana che solo un pazzo lascerebbe passare inosservati. Perle di armoniosa sinfonia in grado di regalare emozioni finanche a dei balordi analfabeti come voi che state leggendo questo post con il risolino stampato sul grugno. Siete brutte persone, fatevelo dire!
Ritorniamo al nostro eroe. Che poi quanto è bello Toto Cutugno? Quanto era piacione durante la conduzione de I Fatti vostri? Non che Magalli non sia un bell’uomo, per carità, ma le mie perplessità sul piccolo tamburino calvo le ho già espresse in questo mio lungimirante articolo. Toto è un’altra cosa, Toto è un artista completo. Toto è Toto.
Non ci credete? Vigliacchi. Ad ogni modo eccovi sbattute in faccia le 5 domande fondamentali, di chiara scuola leopardiana, che vengono sollevate dalla dirompente poetica del Cutugno, donando nuova linfa a quel percorso esistenzialista già tracciato nei secoli passati da gente come Kierkegaard e Nietzsche (che però mica sapevano cantare, tanto per dire, e non mi risulta abbiano mai condotto qualche programma in tv).

Toto Cutugno

Le 5 domande esistenziali sollevate dalla poetica del Cutugno e rimaste ancora oggi senza risposta

1. Perché i russi adorano Toto Cutugno? Ve lo siete mai chiesti? Cioè, non è che lo adorano, lo venerano proprio. Del tipo che prima o poi ci ritroveremo la salma di Cutugno di fianco a quella di Lenin, non so se mi spiego.
Io comunque mi sono fatto due idee, ma chiaramente sono solo ipotesi. La prima è che Toto fa parte del Kgb. E fin qui, pur avendo forti sospetti, non ho molti elementi per argomentare. La seconda, quella più schiacciante, è la palese somiglianza tra lo stile narrativo del Cutugno e la potenza immaginifica di Fedor Dostoevskij. Lo stampo esistenzialista su cui si forgiano i due autori è evidentemente il medesimo, non trovate?

2. Il secondo interrogativo arriva forse un po’ a scoppio ritardato, ma resta comunque valido, anche perché il problema attualmente sembra tutt’altro che risolto: mo’ che in Italia abbiamo finito i partigiani chi ci mettiamo a fare il Presidente?

3. “Lasciatemi cantare con la chitarra in mano” è un grido liberatorio che pone però al centro del discorso il delicato tema della libertà d’espressione. Cioè, va bene se a cantarlo è un guru della chitarra come Toto l’usignolo, ma se a cantare sei tu e sei stonato come una cornacchia, allora aspetta ‘n attimo: ti lascio cantare un cazzo! Quando ci sono io non canti. Fine della storia.

4. Anche qui c’è un interrogativo piuttosto annoso, che, ahimè, per quanto ne so io, non ha ancora trovato alcuna risposta. Ma forse qualcuno di voi, qui, può illuminarmi: che voi sappiate, Toto è poi andato a vivere in campagna? Già me lo vedo che magna la porchetta durante la sagra del maiale, o che se ne sta ‘mbriaco coi vecchiacci del paese alla festa dell’Unità.
Ad ogni modo, quanti di noi, nel corso degli anni e subendo la sua forte influenza, hanno maturato questo stesso desiderio? Chi di noi può dire, in tutta sincerità, di non desiderare morbosamente la rugiada che lo bagni?

5. E qui a mio avviso entriamo nell’esoterismo.
Come fa a mantenersi in forma pur avendo superato i 70 anni? Cioè, si è dovuto tingere il brizzolato per non sembrare un sedicenne, secondo me. Non so voi ma la cosa mi puzza parecchio. Qual è il mistero che collega Toto Cutugno a Gianni Morandi? Quale demonio si nasconde dietro questi due nostrani Dorian Gray? Chiedo lumi a voi.

Va be’, io ho detto la mia. Voi ricordatelo: un Toto Cutugno è per sempre.
In fondo veniamo tutti dal cappotto di Cutugno, no?
Voi avete altro da aggiungere? Commentate pure, o intervenite e condividete sui social. E se potete avvisate Cutugno!

2 CommentiLascia un commento

  • bello questo articolo grazie. Grazie soprattuto perchè nella tua ironia in modo positiva apprezzi Toto, sempre criticato e mai capito dalla stampa musicale italiana.Sono una sua fan e sua amica e per me Toto è tutto.Sono a stata ad un suo concerto l’anno scorso all’estero 5.000 persone i delirio, penso di aver detto tutto

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