Freegan: come vivere senza spendere soldi

freegan-come vivere senza soldi
Vivere senza spendere soldi si può. O almeno questa è la teoria portata avanti dal movimento Freegan. Tempo fa ne scrissi un racconto, pubblicato ma non ricordo più dove. Il titolo è “Mondo Freegan, vivere senza soldi”. Ve lo ripropongo qui. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Mondo Freegan. Vivere senza soldi

«Il deretano opulento e flaccido degli occidentali è la perfetta sintesi del capitalismo imperialista, subdolo e strisciante, che ci sta schiacciando tutti!»
«Eccallà, è arrivato Carlo Marx! Te sei comunista, eh?»
«Rivendico la mia libertà di pensiero e dichiaro la mia idiosincrasia verso le dicotomie imposte».
«Che dichiari, te? Va be’, lasciamo perde’, spicci non ne ho. Vado de fretta e se non mi sbrigo mi chiude il supermercato. Poi la cena me la paghi te?»
«Ecco, lo vedi? Sei schiavo dei mercati, del denaro, della pubblicità, dei desideri costruiti ad arte. Sei schiavo del consumismo e neanche te ne accorgi».
«Te tanto normale non ci sei, eh?».
«Condanno il sistema pecuniacentrico, colpevole di generare una politica fautrice di obesità e sfruttamento. Questo squilibrio economico non potrà che portare al conflitto sociale».
«Sì, però mo’ rilassati, respira e tranquillizzati che te vedo agitato. Va tutto bene, ok? Lo vuoi detto sinceramente? Quando parli non si capisce un cazzo».
«Ah no?».
«E no».
«Ma tipo?»
«Pecuniacentrico?»
«Eh, da pecunia, “denaro” in latino. È un neologismo per far vedere che ho studiato».
«E bravo al professore. T’è piaciuto studiare? E mo’ chiedi spicci davanti al parcheggio del supermercato. E te stai pure zitto! A questo serve l’università. Potevi imparare un mestiere e invece… Fammi andare che è tardi e se poi il supermercato chiude la cena chi me la compra?»
«Ma io mica sto qua a chiedere spicci. Sono semplicemente un freegan».
«Che sei te?»
«Un freegan».
«Freegan? Ammazza come suona brutto. È un morbo, ‘na malattia? Che roba è?»
«È una filosofia di vita. In verità dietro c’è tutto un mondo di filosofie, di gruppi e di progetti che s’intrecciano…».
«Ho capito».
«… c’è il freecycle …»
«Sì, ho capito».
«…il guerrilla gardening…».
«Ti ho detto che ho capito!»
«…il last minute market…».
«Ho capito!!».
«…e poi ci sono i…»
«Basta, ok, ho capito!! E mamma mia quanto parli!! Piuttosto, che robe sono si può sapere o no?».
«Visioni di un mondo migliore».
«Cose di voi comunisti, eh? Siete ‘na combriccola voi, mannaggia!, parlate di mondi migliori e poi magnate bambini davanti alle chiese sconsacrate, non è che non si sa. Si sa, si sa…»
«Macché comunisti! Si tratta semplicemente di filosofie di vita alternative. Ci opponiamo a ogni forma di sfruttamento e ci proponiamo di realizzare strategie collettive mirate a destabilizzare l’attuale modello socio-economico, riducendo al minimo il consumo delle risorse e l’utilizzo del denaro».
«Però mi devi ascoltare, te l’ho già detto: quando parli non si capisce un cazzo. Sei tutto precisino, con la puzza sotto il naso. Risulti antipatico. Lo dico per te, io. Oh, a me che mi frega? Dai, dimmelo in poche parole se sei capace: che fate voi freezer?»
«Freegan».
«Sì, va be’, come dici tu. Che fate voi freegan?»
«Viviamo senza usare soldi».
«’Nsomma scroccate».
«Recuperiamo gli spazi e gli sprechi».
«Aaah, ho capito, sei un fricchettone».
«Macché, non c’entrano niente i fricchettoni. Siamo semplicemente freegan. Da cui deriva il freeganesimo».
«Sì, sì, come no. Però i fricchettoni c’entrano sempre, ricordatelo. Ad ogni modo siete scrocconi, sennò come fate a campare se non cacciate mai un euro?»
«Ci organizziamo».
«Chiedete spicci davanti al parcheggio, eh? Tutto sto giro per scroccare ‘na monetina. Comunque te l’ho già detto: spicci non ne ho».
«Ma lascia perdere gli spicci. Ad esempio usiamo i freeshop, che sono negozi in cui non si paga. Semplicemente si baratta roba usata. Si trovano un sacco di vestiti e di altre cose utili. Chi vuole prende una cosa che gli serve e ne lascia una che non gli serve, purché in buono stato».
«Questo spiega perché sei vestito a cazzo di cane. E comunque mica ‘sti negozi c’avranno tutto. Per il resto come fate?»
«Fai-da-te utilizzando i materiali riciclati».
«Sarà! A me me pari tutto scemo. E per mangiare?»
«Tu lo sapevi che in Italia un singolo supermercato butta in media, ogni anno, 170 tonnellate di cibo ancora buono?»
«Embè?»
«Noi freegan andiamo lì quando lo scartano e ce le prendiamo. Facciamo la spesa ma senza pagare».
«E si può?»
«Recuperare del cibo buttato via? Il buonsenso dice di sì, o mi sbaglio?»
«Mah, io non ti capisco: fai tutto quello con la puzza sotto il naso e poi magni nella monnezza. Che sozzeria».
«Si tratta di cibo in ottimo stato, spesso le confezioni sono ancora sigillate. Inoltre integriamo il tutto coltivando orti sui terrazzi, o negli spazi pubblici, o dovunque capiti».
«Be’, già questa cosa dell’orto mi suona meglio. Ti ci vedo con la zappa in mano. Ti dona!»
«O magari offriamo servizi di vario genere in cambio di cibo».
«Insomma ‘na comune di fricchettoni comunisti, gira e rigira c’avevo ragione, lo dicevo io: i fricchettoni c’entrano sempre. Fammi andare, va’, che mi chiude il supermercato e c’ho il frigo vuoto».
«Guarda che il supermercato ha già chiuso, stanno contando l’incasso».
«Eccallà, tutta colpa tua che m’hai dato a parlare. Lo vedi?»
«Dai, per farmi perdonare ti offro una pizza».
«Dalla monnezza? Lascia perdere, come se avessi accettato».
«Ma no, la prendiamo in pizzeria. Mica sono un fanatico, un’eccezione ogni tanto si può anche fare».

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: