Elezioni amministrative. 10 tipi di candidati rompicoglioni

Tra qualche tempo nella mia città natale si voterà per le elezioni amministrative. Pur conscio delle mille difficoltà che possono esserci nell’amministrazione della cosa pubblica, pur consapevole che l’analfabetismo funzionale ha ormai divorato il mondo politico e il potere in generale, e pur sapendo che la democrazia ha oramai da tempo mostrato i suoi limiti, rivelandosi cosa fallimentare e sopravvalutata, non riesco mai a far finta di nulla davanti a un evento così tribale e folcloristico come questo. Sì, perché le elezioni amministrative, quelle locali, ma anche le elezioni in generale, sono sicuramente il più grande rituale legato al tribalismo ancora in uso nelle nostre oramai moribonde civiltà. Ad ogni modo, sul tema delle elezioni amministrative, o comunque locali, mi sono già espresso tempo fa sulla rivista Colla (con il racconto che potete trovare qui). Personalmente la sola forma di governo che io e la mia misantropia oramai riteniamo valida, prevede un’unica carica, ossia quella di imperatore della Galassia. Ed è per giunta una forma di governo accettabile ad un’unica condizione, e cioè se l’imperatore in questione sono io, altrimenti, come direbbe, col suo vocabolario forbito, qualche mio concittadino eletto attualmente in parlamento: ciaone!. Visto però che sono troppo pigro per conquistare la galassia, e in ogni caso non saprei che farmene, preferisco vegetare sul divano e osservare la razza umana autodistruggersi in maniera più o meno consapevole (se vi interessa però conquistare la galassia, o quantomeno la terra, potete farlo voi, qui vi spiego i cinque semplici passaggi da seguire). Tappa obbligata per l’autodistruzione, ovviamente, è lo spettacolo grottesco delle elezioni amministrative.
Nella mia città, al fine di ridurre l’astensionismo dilagante, si parla di un candidato per ogni 27 elettori (insomma, sono stati abbindolati un bel po’ di illusi), questo, per conseguenza logica, si traduce in un martellamento di coglioni lento, quotidiano, costante, da parte di conoscenti e parenti. Un’infinita sequela di bla bla bla per convincervi a votare chiunque sulla base della semplice conoscenza personale, con buona pace del clientelismo che ha ridotto questo Paese all’attuale stato di coma vegetativo.
Ma chi sono questi candidati al consiglio comunale? Chi sono questi simpatici, socievoli, sorridenti frantuma-coglioni che hanno deciso di presentarsi alle elezioni amministrative?
Di seguito ecco il loro programma elettorale (ne basta uno, ché tanto dal numero 2 in poi sono tutti molto simili). E ancora più in basso inserisco i 10 identikit tipo.

Elezioni amministrative-vota-cthulhu

Un candidato sincero

I 10 candidati-tipo che ti frantumeranno le palle per avere il tuo voto alle elezioni amministrative

Ascolta il programma elettorale

Leggi gli identikit dei candidati consiglieri

1. Quello normale

Parto da lui al fine di chiarire un possibile equivoco e di evitare al tempo stesso di fare un post retorico e qualunquista, che abbia il sapore amaro del classico “SVEGLIAAAAAA, SONO TUTTI UGUALIIII!!!!1!!1!!, VERGOGNA!!!1!! E’ UN COMPLOTTO!!!!!!”. Diamo dunque per scontato che un candidato normale, ben nascosto da qualche parte, esista.
E che cazzo, ci sarà pure un candidato che non è improvvisato, uno attivo da tempo sul territorio in modo costruttivo, capace di anteporre gli interessi della collettività ai suoi, in grado di comprendere le difficoltà che la comunità vive. Uno capace di analizzare, capire e confrontarsi. Un candidato con un’idea politica lungimirante, curioso verso gli esempi virtuosi delle altre realtà, ingegnoso nell’immaginare soluzioni efficaci, innovative, magari economiche e ovviamente etiche, da applicate sul suo territorio.
Diamo per scontato che un candidato così, da qualche parte nel mondo, esista (e magari mettetevi a cercarlo, che è l’unica cosa sensata che si può fare davvero in questo momento), e passiamo agli altri 9 candidati-tipo che ci troveremo davanti a ogni elezione comunale della nostra vita. Ogni volta. Senza tempo. Sempre. Loro saranno lì: eleganti, sorridenti, e con il loro santino elettorale in mano.

2. Quello disoccupato

“Mi voti?”
“Ma perché ti sei candidato, della politica non te n’è mai fregato niente?”
“Stavo sempre a casa senza fare un cazzo, almeno così mi tengo occupato. E poi se vinco almeno ho un lavoro”.

3. Quello che non ha capito bene

“Mi voti?”
“Ma con chi ti candidi?”
“Col sindaco”.
“In che senso ‘col sindaco’? Il sindaco lo dobbiamo ancora eleggere. Col sindaco che c’era prima, dici?”
“Eh, sì, con quello”.
“Ma sul bigliettino che mi hai dato c’è scritto che ti candidi con l’altro”.
“Eh, sì, con l’altro”.
“Non ho capito, ti candidi con l’ex-sindaco o col l’altro?”
“Non lo so, ma tanto sono tutti uguali, che t’interessa. Tu basta che mi voti a me…”

4. Il pr

“Enri’, mi voti?”
“Con chi ti candidi?”
“Ti lascio 50 bigliettini, allora. Li dai in giro ai tuoi amici, ok?”
“Con chi ti candidi?”
“Pure ai parenti. Tie'”
“Ma con chi ti candidi?”
“Che se vinciamo festeggiamo per tre giorni. Offro da bere a tutti!!”
“Ma un programma ce l’hai? Con chi ti candidi?”
“Ciao, ci vediamo in questi giorni. Grande. E grazie, eh?”
“Sì, ma… ma con chi…”

5. Quello vecchia scuola

“Tu votami e non ti preoccupare che aggiustiamo tutto”.
“In che senso?”
“Sto marciapiede lo mettiamo a nuovo. E qua davanti al negozio tuo ci mettiamo ‘na bella panchina”.
“Va be’, ma questa è manutenzione ordinaria”.
“Che se poi le cose vanno bene magari a tuo figlio vediamo di farlo entrare da qualche parte. Lui li guida i pullman? Che lo facciamo entrare all’Amaco”.
“No…”
“E va be’, gli facciamo pigliare la patente D e lo facciamo entrare lo stesso. Però mi devi votare…”.

6. Quello che procrastina

“Enri’, mi candido. Mi voti?”
“E sentiamo, ce l’hai un programma?”
“Ancora no, poi una volta che vinco vediamo…”

7. Quella con solide argomentazioni

“Mi candido Enri’, mi voti?”
“Be’, l’unica volta che abbiamo parlato di politica volevi bruciare vivi gli extracomunitari”.
“E dai…”
“E poi volevi condannare alla sedie elettrica chi rubava le brioche in un supermercato. Mi sento un po’ distante dalla tua visione politica”.
“Ti prego…”
“Sei sempre stata superficiale, non ti sei mai messa in gioco sul territorio, non hai mai fatto neanche una qualsiasi forma minima di associazionismo, sei sempre stata lontano dal mondo sociale, non ti sei mai informata né fatta un’idea vera di ciò che hai attorno, che diamine ti candidi a fare?
“E dai, votamiiii…”
“No, dai, smettila, la tua candidatura non ha senso”.
“Ti pregoooo <3..."

8. L’onesto

“C’è bisogno di gente onesta in consiglio comunale, Enri’, non come questi che sono tutti ladri”.
“Sì, ok, ma chi lo dice che tu sei onesto?”
“Lo dico io”.
“‘I cretesi sono bugiardi‘”.
“No, io sono di Cosenza”.
“Ok, dai, non fa niente…”

9. Quello che non si capisce quando parla

“Mu’ du’ u votu?”
“Eh? Il voto?”
“Eh, sini, u votu. Mu’ du’? ‘Mparte du’ da’ a si quattru luardi ca si mangianu puru l’oss’ da’ fiss’ da’ mamma, mi vot’ammia. Te’, ti dugnu u satinu”.

10. Quello che tanto non voterai mai

“Enri’, mi candido pure questa volta. Mi raccomando il voto”.
“Vai tranquillo, amico mio!”

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