Come diventare giornalisti di successo vendendo anima e dignità

Se volete sapere come diventare giornalisti, o meglio, come diventare giornalisti di sicuro successo nell’epoca della morte del giornalismo, be’, questo è l’articolo che fa per voi. Non si tratta solo di iscriversi all’albo dei pubblicisti o all’albo dei professionisti, essere giornalisti è una cosa un po’ più complessa, più intima. E’ qualcosa che riguarda i propri sogni, le proprie passioni, il proprio ego ipertrofico.
Se siete giornalisti dentro, la domanda “come diventare giornalisti” sarà la vostra ossessione per anni. Ma la risposta non è molto complicata.
Per diventare giornalisti, oggi, servono in realtà poche cose. Non è importante l’intuito, a poco serve conoscere il mestiere, e a nulla serve saper leggere e scrivere. Ciò che occorre realmente è essere in grado di vendere la propria dignità al prezzo più basso possibile.

Chinare la schiena davanti al potere è oggi la prima e unica W del buon giornalista. E chi se ne frega se si scrive senza W.
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Come diventare giornalisti. Ecco le 4 regole del buon giornalismo odierno

L’unica grande regola è in realtà chinare la testa. D’accordo, ma mica sempre. Non possiamo mica chinare la testa davanti a chi non comanda un cazzo, giusto? Quindi la vera domanda che ogni buon giornalista deve porsi (e che dovete porvi anche voi, se volete diventare giornalisti) è: “D’accordo chinare la testa, ma davanti a chi devo chinarla?”

Già, a chi devo vendere il mio culo e la mia dignità? Ecco le risposte al vostro legittimo dubbio.

1. L’editore

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Be’, se vi state chiedendo come diventare giornalisti di successo, l’uomo a cui vendere il culo e la dignità è sicuramente il vostro editore. Questo perché il buon giornalista, oggi, è uno smidollato, non dimenticatelo mai.

Qualunque cosa il vostro editore vi chieda, ricordate, la risposta è e sarà sempre sì. A prescindere. Non importa se chiede di inserire come pezzo di apertura del giornale la sagra della patata silana organizzata da suo cugino. Non è un problema se vi chiede di ignorare lo scandalo dei rimborsi che ha coinvolto l’intera giunta regionale. Non fa nulla si vi prega, cortesemente, di scrivere un articolo falso su un dato personaggio pubblico per screditarlo. Voi accontentatelo, in fondo è lui che vi paga, no? E se vi chiede un servizietto sotto la scrivania. Voi dovete dire sì. Anzi, signor sì, signore. Eseguite l’ordine senza troppe domande, perché lui è il vostro editore. Lui è il vostro capo. Lui è il vostro padrone.
E ricordatevi che siete precari…

2. Le fonti

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Quando al corso di giornalismo da 10mila euro avete chiesto come diventare giornalisti di successo, la vostra insegnante, Loredana Lecciso, vi ha spiegato alcune cose tecniche su come praticare una fellatio e su come conquistare un marito ricco e famoso. Però poi su Wikipedia avete letto qualcosa circa le fonti delle notizie.

In seguito avete quindi creato la vostra rete di contatti sul territorio e ora sono le informazioni a cercare voi, non il contrario. Molto bene. Ricordate però che è fondamentale che queste informazioni continuino ad arrivarvi. Quindi, mai verificare ciò che dice la vostra fonte. Mai metterla in discussione. Anche perché potreste rendervi conto che vi sta prendendo in giro, e, se correggete il tiro, magari potrebbe offendersi. E se la vostra fonte si offende non vi dà più notizie e non dice più ai suoi amici di comprare il giornale. Vi è chiaro che dovete garantire comunque delle vendite all’editore con i vostri articoli, sì?
Quindi fate marchette. Fidatevi delle vostre fonti in maniera cieca e non filtrate mai una notizia con informazioni alternative e verificate. E, soprattutto, ricordatevi che siete precari…

3. I lettori

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E’ chiaro, poi, che se volete diventare giornalisti di successo dovete sempre correre dietro ai gusti dei lettori. Perché prendere posizioni impopolari, inimicarvi il prossimo, creare instabilità e disturbare la quiete pubblica, quando potete semplicemente dire ciò che la gente si aspetta di sentirvi dire? Evitate di creare confusione. Evitate di sviscerare problemi. Evitate di contraddire il guru di turno benvoluto dagli onesti. Oppure evitate di riconoscere i meriti di qualcuno particolarmente odiato, anche perché poi tutti penseranno che gli state leccando il culo. Il vostro datore di lavoro più severo non è l’editore ma sono i lettori, non dimenticatelo mai. Quindi accontentate chi vi segue e non mettete mai nulla in discussione. Praticate fellatio anche ai vostri lettori, a tutti, a chiunque, indistintamente, uno per uno. E ricordatevi, sempre, che siete precari…

4. I soldi

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Lo so, voi siete cresciuti con il sogno del New York Times, il giornalismo d’inchiesta, il mito dello scoop mondiale. Poi vi siete ritrovati davanti ai tirocini gratuiti, all’editore analfabeta, ai giornali locali, alla crisi, allo schiavismo come stato mentale. I vostri modelli di riferimento erano i collaboratori da 10 euro a pezzo iscritti all’ordine dei pubblicisti, ma con tre quote annuali di ritardo (loro sì che sanno come si diventa giornalisti). Che poi sono gli stessi collaboratori che firmano con il loro nome i comunicati degli uffici stampa che ricevono ogni giorni nella casella email.

Gli articoli pagati per voi sono un’eccezione, lo so. Per questo, per essere dei veri giornalisti, il vostro motto dovrà essere uno e uno soltanto. E cercate di tenerlo bene a mente. Ovvero: “Che me ne fotte a me. Io scrivo qualsiasi cosa, purché mi pagano!” e il congiuntivo, ricordatevelo, dev’essere rigorosamente sbagliato.
Bravi! Questo è il vostro solo imperativo categorico. Se vi ordinano di scrivere qualsiasi idiozia, e vi danno due spicci per farlo, voi la scrivete. Questa è la strada per il successo. Per cui, cercate i vostri spazi, camminate sui cadaveri dei colleghi, stringete i denti quando vi sodomizzano, e scrivete qualsiasi cacata vi ordinino.
L’unica grande verità è che nel giornalismo la dignità non esiste. E’ solo un’invenzione della stampa per vendere più giornali.
E ricordate, sempre, che siete precari…

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