Il mio amico Charlie Hebdo! La satira è amore. La satira è resistenza

Pochi giorni fa ho incontrato Marika Bret, storica redattrice di Charlie Hebdo, la più nota rivista satirica del mondo, divenuta famosa anche in Italia soprattutto perché, come oramai anche voi dovreste sapere, di satira non capite un cazzo e vi indignate per ignoranza. Charlie Hebdo è satira di alto livello, chi dice il contrario e attacca con spocchia fascistoide questa rivista non sa di cosa parla.
Marika, dicevo, è venuta nella mia città, Cosenza, spinta ovviamente dal mio fascino di maschio latino. Ma comunque, una volta arrivata, ne ha approfittato anche per fare una capatina a Le strade del paesaggio, uno dei più importanti festival italiani dedicati al mondo del fumetto.

Insieme a Marika Bret, anche altri due membri di Charlie Hebdo sarebbero dovuti giungere a Cosenza: Coco e Walter Foolz. Purtroppo, dopo la vignetta su Amatrice, la redazione della rivista satirica ha ricevuto tantissime minacce di morte da parte di alcuni cittadini italiani. Ragion per cui, la compagnia Alitalia ha pensato bene di negare ai due disegnatori l’ingresso in aereo (per motivi di “sicurezza”), impedendogli, di fatto, di raggiungere il nostro Paese. Di superare il confine (ma questa volta geografico).

Ma alla fine pazienza, questo passi, figuriamoci se possiamo dar peso alla violazione dei diritti umani. E che siamo, la Svezia? Guardiamo in faccia la realtà, quelli, gli svedesi, hanno l’accademia dei Nobel. Noi abbiamo il Telegatto. Significherà pur qualcosa tutto questo?

Quello che però non posso accettare, cari amici pazzoidi e minacciatori di morte, è che avete impedito a me e a Coco di conoscerci e di innamorarci perdutamente l’uno dell’altra. Di metter su famiglia. Di fare tanti bambini. E di sfilare poi al Fertility Day di fianco alla ministra Lorenzin. Insomma, la patria ha bisogno di figliare e voi vi mettete tra me e la donna della mia vita? Ma dov’è finito il vostro patriottismo? Il vostro cattolicesimo? Il vostro machismo sessista e virile? No no, non è così che si comporta un piccolo balilla.

Comunque, intendiamoci, io provo una simpatia innata per gli psicopatici e i disadattati di ogni genere, quindi anche per voi. Il mio anarco-buonismo fondamentalista mi impedisce di provare odio per quei quozienti intellettivi a due cifre incapaci di comprendere il senso di una semplicissima vignetta satirica. Vi voglio bene come se foste normali. Fosse per me vi darei anche una pensione d’invalidità che a mio avviso vi spetta tutta: la tara mentale è altamente invalidante.
Io provo simpatia per voi.
Ma in questo caso, cari amici disagiati, avete distrutto un amore. Ora Coco si fidanzerà con un altro e io tornerò a essere l’uomo oggetto col cuore a pezzi che le donne in carriera di questo sgangherato Paese utilizzano per il loro sollazzo. Solo sesso. Solo piacere del corpo. Senza la minima ombra di amore. Sono stufo di tutto questo!
E tutto per colpa della vostra protesta contro Charlie Hebdo.

Comunque, nella foto in basso potete osservare la dinamica della protesta in aeroporto.

charlie hebdo-alitalia-isis

Italiani che protestano in aeroporto contro Charlie Hebdo

Marika e Cosenza

Marika Bret, malgrado le mille difficoltà che le istituzioni italiane e francesi le hanno posto davanti, è riuscita comunque ad esserci. Anche perché c’era la sagra del vino di Donnici, e che facciamo, non andiamo? Non poteva certo sapere, povera, che avrebbe bevuto il peggior vino della sua vita! (Che poi, a dire la verità, il vino di Donnici sarebbe anche buono, ma quello che danno a sta cazzo di sagra è merda liquida allo stato puro. Maledetti! Se il vino fosse realmente il sangue di Cristo quello che date voi a Donnici sarebbe sangue infettato dall’Aids).

Io, Charlie Hebdo e la satira

Ma ritorniamo a Charlie Hebdo. Quello che è emerso dalla discussione con Marika è che la satira è un extracomunitario a bordo di un barcone scassato costretto a navigare nella tempesta del mare della retorica. L’obiettivo dei disperati a bordo del barcone è di attraversare il confine.
Di giungere sulla terra ferma e superare il filo spinato della democrazia. Quello stesso filo spinato che la società, col suo potere, usa per disegnare le frontiere.
La satira, quando riesce, mostra una via di fuga. Dice alle persone: “Superato questo limite c’è ancora altro mondo da esplorare. Possiamo proseguire la nostra evoluzione umana. Dai, su, andiamo!”

Ecco, questo, metaforicamente parlando, di solito, è quello che fa l’autore di satira. E guarda la sua gente, la sua stessa specie. E la guarda con gli occhi rossi per la commozione. Con l’orgoglio e la consapevolezza di chi sa di aver fatto qualcosa di buono. Per sé. Per gli altri. Per tutti. Ed è soddisfatto.
Certo, poi in genere la risposta che gli altri gli riservano è: “Evoluzione? Quale evoluzione? Noi siamo per il creazionismo. Impaliamo l’eretico!!”
Ma questa è un’altra storia.
Esseri ottusi che la satira non solo non la capiscono, ma ne contestano la libertà.
Siete servi. Fottetevi.
La satira si batte anche per voi.

Io e gli ottusi

Che poi li avete presenti i bigotti ben pensanti ultraconservatori e ultrareligiosi? Se la satira è un vento che soffia verso l’evoluzione umana, questi tizi spingono per il verso contrario, affinché nulla cambi, affinché tutto resti uguale a se stesso, sempre. La loro ambizione massima è l’immobilismo. Ignorano che se dentro di noi e intorno a noi non c’è cambiamento, allora vuol dire semplicemente che siamo tutti morti. O forse non lo ignorano affatto. Forse a loro sta bene così, ci desiderano cadaveri perché loro sono già trapassati da tempo. Forse è solo una forma di invidia.

Comunque, al di là della metafora, al di là della vita, al di là della morte, questa è gente che piscia usando una pinzetta poiché è convinta che toccarsi il cazzo sia peccato mortale. Davvero vogliamo dar retta a tipi così?

Charlie Hebdo e la vignetta di Amatrice

Ma ritorniamo a Charlie Hebdo.
La domanda fondamentale che volevo fare a Marika era una e una soltanto, ossia: “Che cazzo sono ste penne gratinate?”
Non so voi, ma io non mi fido dei cuochi francesi. Troppe cose liquide, salse strane, cremine colorate. Sembrano cibi già mangiati che poi qualcuno ha ricacato nel mio piatto.
Due spaghetti all’amatriciana, invece…

charlie hebdo-amatrice-vignetta

E’ una buona vignetta ed è inutile che ve la traduca (tanto non capite un cazzo lo stesso)

Ovviamente si è parlato della vignetta di Amatrice e di come alcuni italiani non l’abbiano compresa. Le parole di Marika sono state queste: “Alcuni italiani”, non “Gli italiani”. C’è una bella differenza.

Charlie Hebdo, io e la legge

Ma malgrado la forte empatia, è proprio sui limiti della satira che con Marika (non so se è la linea di Charlie Hebdo) ci siamo trovati ad essere lontani. A suo avviso: “Gli unici limiti della satira sono quelli previsti dalla legge”. E lo ha detto in chiaro riferimento alle apologie, alla diffamazione ecc.
Una linea coerente, valida, seria, anche condivisibile per molti versi. Ma questa definizione non mi trova d’accordo con pienezza.

Io e la legge

L’unica legge a cui rispondo mentre scrivo, personalmente, è la mia legge morale. Se non diffamo nessuno, se non faccio apologie, se non colpisco i deboli, se non commetto ingiustizie oggettive, è perché la mia moralità me lo impedisce, non la legge. Anche le leggi sono umane, e in quanto tali possono essere ingiuste, inique, imprecise, folli, fasciste, fanatiche, ultraconservatrici. Non possono essere confini oggettivi. Quando una legge è in torto, compito della satira è mostrarne i limiti usando i propri strumenti. Tutti. Dallo sberleffo alla riflessione al paradosso.
La legge è un confine troppo labile e alle volte è necessario infrangerlo per sottolinearne le imperfezioni. Anche in questo momento, con questa mia dichiarazione, secondo alcune interpretazioni giuridiche italiane sto infrangendo la legge. Ma l’interrogativo resta: se la satira deve ampliare i confini della democrazia, come può la democrazia, con la sua legge, delineare i confini della satira? Si entra nel paradosso. La legge non può pretendere un diritto assoluto sulla satira. Ma comprendo che voglia rivendicare il diritto a punire nella satira tutto ciò che supera il confine non essendo satira. Ma una domanda resta ancora: la legge è davvero in grado di definire la satira? Di riconoscerla? Di distinguerla da ciò che, pur messo in mostra in un contesto satirico, non rientra nella satira? E’ in grado di essere perfetta in questo giudizio?

La legge può essere stupida. La legge può essere antidemocratica. La legge può essere oppressione. Non sempre la legge è una buona consigliera. La legge, se necessario, se il fine è migliorativo, può e deve essere superata dalla satira.

Charlie Hebdo, io e la satira

Su cosa sia la satira, in senso più ampio, con Marika ne abbiamo parlato molto, ma non mi dilungo poiché ne ho già scritto in questo articolo, non troppo tempo fa. Anche sui suoi limiti e sulla censura mi sono già espresso nel giorno in cui il simpatico Erdogan non apprezzò l’amorevole poesia di Jan Boehmermann (la traduzione della poesia la trovate qui).

In conclusione (la chiudo qui ché lo so che se leggete troppo vi viene il mal di testa) la satira è molte cose tutte insieme. La satira è un bambino irriverente che domanda “perché?”. La satira è un matto che parla da solo per strada. La satira è leggerezza, riflessione, umanità, allegria. La satira è amore per la vita, per il bene, per tutto ciò per cui vale la pena combattere.
La satira è la difesa degli ultimi.
La satira è la lotta al potere.
La satira è la resistenza.
E Charlie Hebdo è satira di alto livello.
Vi piaccia o meno.

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