Cerco lavoro a Milano (ma non ho la barba hipster). Consigli ed esperienze

Precisiamolo subito, è un annuncio vero: cerco lavoro a Milano. D’altro canto, ogni creativo disadattato prima o poi dice a se stesso: “Basta, è giunto il momento! Adesso vado a Milano”. Ché Milano è sempre Milano. E dunque anch’io, in quanto disadattato sociale con spirito creativo, non posso assolutamente esimermi da questa tradizione.
Cero lavoro. A Milano.
E come se non bastasse lo cerco nel campo dell’editoria, del giornalismo o della comunicazione, come social media manager.
Alla luce di ciò è evidente che davanti a me si presenta un problema enorme: non ho la barba hipster e non porto i risvoltini.

A peggiorare le cose, c’è questo terribile segreto che mi porto dentro: non ho mai acquistato nulla su Zalando. Sì, futuro capo che mi assumerai, lo so, me ne vergogno tanto e giuro che verrò al colloquio con le Converse All Star ultimo modello, se vorrai contattarmi. E indosserò anche gli occhiali da vista alla Jonny Deep, quelli con la montatura spessa, da nerd. E li indosserò senza lenti solo per essere alla moda anch’io. Ah, e “badgerò” in orario, ogni giorno, come un normale milanese imbruttito ma di tendenza.
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Un creativo a Milano

Un creativo a Milano senza barba hipster può sembrare che non abbia motivo di esistere, me ne rendo conto.
Mi sono chiesto anch’io, più volte: come posso convincere la città della moda a puntare su di me, se io stesso sono pienamente cosciente di essere completamente fuori moda?

Certo, è vero, a una prima analisi assumere un creativo disagiato sociale potrebbe non essere la scelta migliore. Ma sfugge un dettaglio: il “fuori moda disadattato” sta per diventare la moda del futuro e non sarà una moda superabile con facilità, guardatevi attorno, il disagio è ovunque!
I tempi sono maturi, care aziende. Perché allora farsi cogliere impreparati? Perché lasciarsi sfuggire questa occasione. Investite nel disagio!
“Un disadattato per ogni azienda” sarà lo slogan del prossimo futuro. E io, in quanto creativo disadattato e fuori moda, sono qui per voi. Anticipate i tempi. Bruciate la concorrenza.

Noi che di comunicazione viviamo sappiamo bene che stare un passo davanti agli altri è un obiettivo molto importante. Anzi, è la chiave di ogni successo.
Il disagio, oggi, è una fetta di mercato enorme che nessuno può ignorare. Un creativo disagiato sa districarsi alla perfezione nella giungla del disagio, provare per credere. Non commettete il madornale errore di sottovalutare il fenomeno. Io cerco lavoro a Milano (ma non per forza Milano), questa è la vostra occasione!

Cerco lavoro a Milano (ma non ho la barba hipster). I classici colloqui del creativo disadattato

Per farvi capire il livello di disagio di cui stiamo parlando, sintetizzo di seguito i miei colloqui standard. Ma giacché ora cerco lavoro a Milano sono sicuro che le cose cambieranno. Capitale morale d’Italia, sto arrivando!

– Nb: i fatti e le persone citati nei seguenti dialoghi potrebbero anche essere frutto della fantasia e non essere mai avvenuti. Figuriamoci se in Italia succedono davvero cose del genere…

Editor per la narrativa italiana. Colloquio con un redattore a casaccio di una qualunque casa editrice

INTERNO – SGABUZZINO DELLE REDAZIONE – GIORNO
Nella stanza solo un tavolo e due sedie. Il resto dell’arredo è composto dalla muffa agli angoli del soffitto. Io e un tizio con la barba hipster siamo seduti l’uno di fronte all’altro. Una minuscola finestra lascia entrare un unico raggio solare che colpisce in pieno il mio viso. Sudo. E mentre sudo, parlo:

“Guardi, ho lavorato per circa 10 anni come editor per diverse case editrici, occupandomi sempre di narrativa italiana…”
“Come editor? Si usano ancora gli editor?”
“Va be’, oramai no, però sapevo rendermi utile: facevo le fotocopie, portavo i caffè…”.
“Guardi, signor Miceli, lasci perdere: l’editoria è morta e la narrativa è putrefatta”.
“Ma i libri sono…”
“Morti!”
“Ma le case editrici…”.
“Morte”.
“Sì, ma gli ebook…”.
“Morti prima ancora di nascere”.
“Ma leggere…”
“Non serve”.
“Ma un essere umano che vive senza leggere non può…”
“Sì, certo, certo… ancora con la storiella dell’essere umano”.
“No può negare che la letteratura…”
“Guardi, le faremo sapere. Può andare”.

Cordiale stretta di mano. Lascio la stanza.

cerco lavoro a milano-barba hipster-interrogatorio

“L’indeterminato non lo avrai mai!”

Colloquio con il vice-caposervizio Oroscopo & Altre Idiozie di un giornale qualsiasi

INTERNO – SGABUZZINO DELLE REDAZIONE – GIORNO
Nella stanza solo un tavolo e due sedie. Il resto dell’arredo è composto dalla muffa agli angoli del soffitto. Io e un tizio con la barba hipster siamo seduti l’uno di fronte all’altro. Una minuscola finestra lascia entrare un unico raggio solare che colpisce in pieno il mio viso. Sudo. E mentre sudo, parlo:

“Guardi, ho lavorato nel campo del giornalismo per diversi anni…”.
“Ah-ah”
“Ho scritto di Attualità e Cultura, ho collaborato anche con grosse realtà…”
“Ah-ah”.
“Poi sono stato anche al desk per diverso tempo…”
“Ah-ah”.
“Uso bene InDesign…”.
“Ah-ah”.
“… coordinavo alcuni collaboratori esterni…”
“Ok, mi ha convinto: tre euro a pezzo”.
“Come?”
“Tre euro a pezzo. Perché noi siamo una testata seria, i collaboratori li paghiamo”.
“Ma ho un’esperienza consolidata, ho una professionalità…”
“Appunto, altrimenti le pare che stavamo qui a parlare di soldi?”
“Ma tre euro…”
“Il giornalismo è passione! Il vero giornalista non bada al vile denaro. Ma siamo coscienti che il lavoro di un professionista deve essere retribuito sempre”.
“Tre euro a pezzo?”
“Lorde”.
“Ma io ho l’affitto… le spese…”
“Sì, va be’, ho capito: eccone un altro che non ha voglia di lavorare! Vada pure. Il prossimo!!”

Lascio la stanza.
Va be’, si è capito: cerco lavoro a Milano nel settore editoria e comunicazione. Per contatti mi trovate qui

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