Baby George ti disprezza. Intervista agli autori

Una delle pagine Facebook attualmente più apprezzate della rete è, senza ombra di dubbio, la pagina Baby George ti disprezza. Un meme divenuto in pochissimo tempo estremamente popolare, che ad oggi conta più di 630mila fan.
Si tratta di una pagina leggera ma che, con ironia elegante, riesce a mettere a fuoco, tra le altre cose, l’esistenza di una certa forma di classismo ancora oggi molto presente nella nostra società. Il protagonista della pagina è, ovviamente, il piccolo George di Cambridge, primogenito del principe William e della principessa Cathrine. Divertito dall’ironia di questa pagina Facebook, ho voluto conoscere un po’ meglio i suoi autori.
Così, dopo l’intervista agli autori della pagina “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore“, ho deciso di proseguire questo ciclo di chiacchiere proprio con loro: gli autori di “Baby George ti disprezza”.
L’intervista la riporto qui di seguito, insieme a una selezione delle immagini che potrete trovare sulla loro pagina.

Baby George ti disprezza

Baby George ti saluta…

Intervista a “Baby George ti disprezza”

Chi c’è dietro la pagina Facebook “Baby George ti disprezza”? Chi sono gli amministratori?
Lorenzo Farina: 27 anni, studia per diventare un musicista, più nello specifico un cantante. Scrive e compone canzoni ed ha un progetto musicale in cantiere che dovrebbe portare all’uscita di un EP nel corso di quest’anno. 
Brando Manuel Zucchegna: 27 anni, laureato in giurisprudenza e prossimo a conseguire un master finalizzato ad approfondire le materie collegate alle relazioni internazionali ed istituzionali. Osservatore attento della società contemporanea ed appassionato di politica.

Come nasce Baby George ti disprezza? E qual è l’idea di fondo intorno a cui ruota l’intera pagina?
È nato tutto per caso venerdì 17 Luglio, guardando le sue espressioni [del piccolo George, ndr] era impossibile non ridere e non accostarci dei pensieri pungenti. Poi abbiamo realizzato che l’innocenza di un bambino e la visione oramai sdoganata del ruolo della nobiltà rende la satira più efficace, permettendoci di toccare tasti dolenti senza indispettire nessuno: così facendo si ride, a volte amaramente, e si riflette.

Si tratta di una pagina incredibilmente seguita, qual è il segreto?
Il segreto è focalizzare l’attenzione – tramite social network e a breve tramite un sito internet – su usi e costumi per commentarli, ridicolizzarli o sdrammatizzarli. Tuttavia, non sempre è cosa facile e la faccia di un bambino regale e dispettoso è l’ideale per strappare un sorriso e intenerirsi mentre si viene disprezzati.
Serve creatività ma anche professionalità nella predisposizione del tutto.

Quindi, in generale, l’ironia sui reali inglesi funziona?
Abbiamo in alcune occasioni provato a fare delle vignette sul resto della famiglia reale, utilizzando come soggetti gli altri personaggi, ed ha funzionato ma non come Baby George: le sue espressioni sono il top per canalizzare determinati tipi di riflessioni.

Quali sono le critiche che subite più di frequente? Vi capita di incontrare gente che non comprende il vostro tipo di ironia?
In questi mesi di vita della pagina abbiamo ricevuto pochissime critiche, le vignette sono state viste da molti milioni di persone e le critiche si contano sulle dita di una mano. Alcune di queste non solo non capiscono la nostra ironia ma addirittura non capiscono che sia una pagina ironica…

Mai avuto problemi di censura?
No, nessun tipo di problema.

Cos’è per voi la satira? In cosa si differenzia dalla comicità?
Riuscire a mettere sotto una lente di ingrandimento alcuni usi e costumi della nostra nazione, estremizzandoli per poterci ridere. Non è un caso che più di 600mila persone seguono quotidianamente una pagina dove si ride prendendo coscienza del proprio status di “poracci” se confrontato con quello di un bambino che sarà re.

Esiste ancora la satira italiana? Dove si trova? Quali sono i vostri autori preferiti?
C’è molta satira in Italia, a volte anche quando non la si vuole fare non si riesce ad evitarla. Siamo un Paese eccentrico con molte esagerazioni, positive e non, quindi non riesce difficile ironizzare con intenti critici. Molti spunti interessanti vengono anche dal web e sopratutto dai social network dove pagine come la nostra riescono ad essere originali e pungenti.

Nel ringraziare Lorenzo e Brando Manuel vi lascio con una raccolta delle loro foto che più mi hanno divertito. Iscrivetevi alla loro pagina, mi raccomando, in fondo baby George disprezza anche voi.


“Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”

Da oggi inizierò a pubblicare su questo blog alcune interviste e alcune riflessioni sul mondo della satira. Non saranno per forza mirate a divertire ma sicuramente proveranno a tirar fuori spunti di riflessione, in particolare sulla censura che questa forma di espressione artistica ancora oggi subisce da parte del potere (inteso in ogni sua accezione, la strage di Charlie Hebdo è un ricordo ancora molto vivo, ma le censure arrivano non solo dal terrorismo ma dal potere in generale, dalla politica, dagli editori, dalla finanza, da gruppi di persone comuni in grado di esercitare una qualsiasi influenza…).

Ovviamente su queste pagine ci sarà una particolare attenzione all’Italia. Purtroppo, dati anche i problemi di censura che questo piccolo blog ha vissuto in queste ultime settimane, l’argomento della relazione satira-censura è diventato per me particolarmente sensibile e mi ha portato a riflettere, in maniera ancora più intensa del solito, sulla mancanza di spazi generalisti dedicati alla satira; sulla sempre maggiore incapacità del grande pubblico di comprenderla; sulla tendenza a volerla oscurare. Cos’è la satira? Fino a dove si può spingere? Chi decide quel che può fare e quel che può dire? Ma soprattutto dov’è andata a finire? Chi sono gli artisti satirici di oggi?

Ho deciso quindi di intervistare chi la satira, quella libera, quella vera, a mio avviso la sta facendo (forse anche inconsciamente) e la sta facendo bene già da diverso tempo, e cioè gli autori dei siti e delle pagine Facebook più divertenti e acute della rete. E in effetti il canale privilegiato non poteva che essere internet, e il principale veicolo di diffusione non poteva che essere Facebook (malgrado anche qui i problemi di censura – forse gestita in maniera automatica, forse no – non manchino). Inauguro questa rubrica con gli amici (pazzissimi!) della pagina Facebook “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”. Se non siete fan diventatelo immediatamente!
Inizio da loro anche perché, come vi ho già raccontato, io e Matteo Salvini siamo stati compagni di scuola.

Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore

“Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”

Intervista agli autori della pagina Facebook “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”

Quasi 132mila fan in poco più di un anno. Aggiornamenti frequenti più volte al giorno. Una comunità sempre molto attiva. Questi sono i numeri di “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”. Un chiaro sintomo che la richiesta di un certo tipo di satira in questo Paese è ancora molto forte. Funziona la satira su Matteo Salvini?

A quanto pare sì, e funziona altrettanto bene la satira sui suoi fans. Nel corso dei mesi abbiamo progressivamente spostato lo sguardo verso quello che consideriamo il “commentatore medio” dei post di Salvini, mettendo in risalto elementi tipici come il linguaggio approssimativo, la banalità di pensiero fino ad arrivare alla componente razzista che in molti casi è innegabile.
La formula consiste nel ripubblicare i commenti presenti nei numerosi post del leader della Lega scegliendo tra i più sgrammaticati, quelli razzisti/xenofobi, i nostalgici del Ventennio, ma che contengano un certo grado di assurdità tale da permetterci di presentarne gli autori come “personaggi” di un moderno teatro del grottesco su cui fare ironia.

E funziona leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore? Fa stare bene con se stessi? Fa bene al corpo e allo spirito?

A giudicare dai commenti e soprattutto dalle email che riceviamo, decisamente. Ridere fa sempre bene, ma noi puntiamo a qualcosa di più: ridere e riflettere. Ci hanno scritto persone per ringraziarci di aver creato uno spazio di confronto che probabilmente prima mancava. Persone che vivono in piccoli paesi soprattutto nel nord Italia, costretti a scontrarsi quotidianamente con una cultura del disprezzo dello straniero e del diverso profondamente radicata nel tessuto sociale, trovano nella nostra pagina una comunità in cui non si sentono più soli, dove condividere la speranza che le cose prima o poi possano cambiare. Ritrovare l’orgoglio di fare parte di quella fascia di popolazione che ancora utilizza il pensiero critico, che si informa e soprattutto rifiuta l’odio e la paura come mezzo di coesione, può davvero farti sentire una persona migliore. Con tutti i benefici, anche fisici, che comporta.

Com’è nata l’idea di aprire questo contenitore virtuale?

Per gioco. Fino a un anno e mezzo fa avevo persino smesso di interessarmi alla politica, figuriamoci se leggevo i post dei rappresentanti di partito su Facebook. Poi un giorno un amico condivise sulla sua bacheca un post di Salvini inerente a una manifestazione antirazzista particolarmente sentita che si tiene ogni anno in un paese vicino al mio, a cui ho spesso preso parte. Non mi piacquero i toni, la supponenza, quel sottendere nemmeno troppo velatamente al più classico degli slogan leghisti, “se vi piacciono gli stranieri ospitateli a casa vostra”. Creai un profilo fittizio e decisi di lasciargli un commento dove sarcasticamente gli facevo i complimenti per la complessità del ragionamento che l’aveva portato a paragonare l’essere antirazzisti con l’essere “complici” di una “invasione” di clandestini a detta sua tutti “terroristi pronti a tagliarci la gola”.

Da lì iniziai a commentare con una certa frequenza, cercando sempre di mantenere un certo livello di ironia, creando di continuo nuovi profili ogni volta che venivo bloccato, finché qualcuno mi suggerì di creare una pagina dove raccogliere i miei commenti più divertenti insieme a quelli di altri come me che mi capitava di leggere ogni volta che decidevo di rispondergli.
L’11 dicembre 2014 diedi alla luce “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore” insieme a due amici. Quarantotto ore dopo la pagina contava già più di mille iscritti, oltre quattromila la prima settimana. Non riuscivamo a crederci.

Un titolo come “Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore”, attira inevitabilmente anche l’attenzione di chi Salvini lo apprezza. Come funziona, viene capita la vostra satira dai fan di Salvini e della Lega? Esiste qualche aneddoto in proposito?

La questione non è tanto se viene capita, viene semplicemente rifiutata. Pur constatando che rispetto alle dimensioni della pagina il numero di “haters” è relativamente molto più basso di quanto ci si potrebbe aspettare, notiamo quasi sempre una forte determinazione nei detrattori a volerci collocare ad ogni costo in una precisa parte politica avversa, nel 99% dei casi il PD. Inutile rispondere che A) non siamo attivisti di nessun partito e B) Fare satira su Salvini non significa necessariamente appartenere alle file della sinistra o dei cinquestelle.

Sono ragionamenti troppo complessi per chi di norma è abituato a concepire la realtà in blocchi preconfezionati. C’è chi sostiene che veniamo pagati da non meglio precisate “lobby di potere” e chi ci accusa di essere semplicemente a caccia di visibilità (nonostante non abbiamo mai rivelato le nostre identità né desideriamo farlo quantomeno a breve). Tra i “nomignoli” che ci vengono affibbiati con più frequenza vogliamo ricordare il classico “zecche di sinistra/dei centri sociali”, “buonisti”, e tutta una serie di termini composti come “cattocomunisti”, “cattobuonisti”, fino ad arrivare alla nostra preferita in assoluto, “nazibuonisti”.
Che dire, se non ci fossero gli haters probabilmente non ci divertiremmo così tanto, tant’è che non perdiamo mai occasione per ringraziarli del loro apporto invitandoli ad apparire più spesso. Il contrario di ciò che fa Salvini, in sostanza.

Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore

Da Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore

Mai avuto problemi di censura, tentativi di oscuramento della pagina, ecc?

Sì. Sebbene molti sostengano il contrario, ripubblicare un commento di una persona seppur scritto su una bacheca pubblica non è così legittimo come si potrebbe pensare. La logica di Facebook spesso sconfina nell’assurdo. Un esempio: una persona posta una foto di Mussolini con apologia di fascismo sulla bacheca pubblica di Salvini e io decido di riproporla sulla mia pagina come atto di denuncia. Se quella persona mi segnala, paradossalmente sono io a rischiare la sospensione dell’account per aver pubblicato contenuti che non mi appartengono. Questo è principalmente il motivo per cui oscuriamo il cognome e la foto profilo degli autori dei commenti che proponiamo.
Fortunatamente la sanzione viene applicata al profilo personale di chi ha commesso la violazione dei termini di servizio e non alla pagina dove si è verificata, e questo ci permette, pubblicando a turno, di minimizzare il rischio di ritrovarci con la pagina sospesa perché impossibilitati ad accedervi dai nostri account.

Come funziona la satira in Italia? Esiste nei grandi media? Oppure dov’è che si trova?

La satira è da sempre uno strumento temuto dai potenti di turno e probabilmente in Italia è più controllata e per certi versi limitata rispetto ad altri Paesi. Non seguiamo più da anni i media tradizionali quindi non abbiamo in mano dati sufficienti a descrivere la situazione al loro interno, ma crediamo nelle potenzialità di internet. I meccanismi di condivisione uniti alla quasi totale libertà di espressione della rete rendono la satira, se fatta bene, praticamente inattaccabile

A cosa serve la satira, cosa deve fare? E qual è secondo voi la differenza tra satira e comicità?

Premetto che non siamo professionisti del settore tanto meno “addetti ai lavori”, quindi potrei darti la risposta che potrebbe darti chiunque. La comicità fa ridere, la satira fa riflettere ridendo.

La pagina Facebook Leggere i post di Salvini per sentirsi una persona migliore la trovate qui purtroppo è stata censurata e non è più attiva. Qui, se vi va, trovate la mia (finché dura 🙂 ).

Latte, sangue e hip-hop. La mia intervista a Don Diegoh e Ice One

Oggi non ho molta voglia di scrivere. Mi limito a postare questa intervista che ho realizzato a due miei cari amici che fanno musica rap e sono da poco usciti con il loro nuovo album. Loro sono Ice One e Don Diegoh e l’album si intitola Latte & Sangue. L’intervista è stata pubblicata in versione ridotta sul Garantista di qualche giorno fa. Questa è la versione integrale, decisamente più lunga.Featured image

Latte, sangue e hip-hop. Intervista a Don Diegoh e Ice One.

di Enrico Miceli

Per gli amanti della musica rap il nome di Don Diegoh oramai non ha più bisogno di presentazioni. Crotonese doc, classe ’84, da oltre un decennio calca i palcoscenici dove la musica underground, quella fatta bene, è di casa. All’attivo i dischi Storie di tutti i giorni (2007), Double Dek (2008), Radio Rabbia (2011). Poi l’incontro con il romano Ice One, senza esagerazione una leggenda vivente del rap italiano, dj già dall’82, produttore e beatmaker potente e raffinato.

Quindi l’uscita pochi giorni fa del nuovo album Latte & Sangue che sancisce la loro collaborazione e nel quale appaiono altri mostri sacri dell’hip-hop romano come ad esempio i Colle del fomento. E a Don Diegoh ed Ice One abbiamo dunque chiesto in anteprima di presentarci questo nuovo disco.

Come è nato, qual è la sua intenzione, quali le influenze? Continua a leggere