Cartoni animati giapponesi. Storie di disagio

Siamo una generazione cresciuta con i cartoni animati giapponesi. Manga, anime, quella roba là, insomma. E siamo una generazione che conosce perfettamente il senso della parola “disagio”. Se credete che le due cose siano questioni separate, be’, vi sbagliate di grosso. I cartoni animati, specie quelli nipponici, hanno formato il nostro carattere, il nostro pensiero, la nostra visione del mondo, fin dalla più tenera età. Avevo forse sei anni quando Julian Ross (che all’epoca dei fatti avrà avuto non più di 13 anni) giocava alla grande e segnava in acrobazia tre o quattro reti, in una partita di calcio giovanile. Giocava e segnava malgrado stesse sopraggiungendo un arresto cardiaco, non so se mi spiego.

E non ero molto più grande quando Ken Shiro voleva far esplodere il cervello di suo fratello Raul, che nel frattempo tiranneggiava l’umanità ammazzando gente a caso. Insomma, queste sono cose che non si cancellano, sono turbe che restano, disagi che ti formano e ti trasformano.

I cartoni animati giapponesi ci hanno reso le persone che siamo oggi. E se nel traffico ci sale l’insana voglia di far esplodere il cervello a tutti gli automobilisti che cercano di fare i furbetti, infilandosi alla destra e alla sinistra della nostra auto diligentemente in attesa, be’, mandiamo un pensiero al Sol levante e ai suoi manga. Ora è chiaro a tutti da dove deriva l’impulso.

cartoni animati giapponesi-ken shiro

Ci avrò provato un miliardo di volte, con i miei amichetti. Ma non ci sono mai riuscito, dannazione!

12 cartoni animati giapponesi che hanno turbato la nostra infanzia e rovinato per sempre la nostra vita

1. Ken il guerriero

Ora, non so voi, ma io ho passato anni a picchiare gli amichetti più sfigati solo per capire se riuscivo a centrare i loro punti di pressione. Pugni in pieno sterno. Dita negli occhi. Calci sui legamenti crociati. Mai che sia riuscito a far scoppiare la testa di un solo amichetto, maledizione! Si vede che non ero il prescelto. I cartoni animati giapponesi sanno bene come illuderti e deluderti.

2. Mazinga

Perché Venus che spara i missili-tetta è un’immagine che cerco invano, su Youporn, ancora adesso, da oramai 10 anni.

3. Georgie

Alcuni sciocchi credono sia un cartone animato per femmine. In realtà, come le ragazzine più spigliate sanno bene, è un tutorial, anche piuttosto spinto, sul cunnilingus e sulla fellatio, con elementi di varia natura che spaziano dalla zoofilia all’incesto.

4. Mila e Shiro e Mimì Ayuara

E’ grazie a questi cartoni animati che ho imparato che il miglior modo per far eccellere nello sport un giovane di talento, è quello di prenderlo a bastonate finché non sanguina, farlo allenare in mutande sotto la neve, insultarlo pubblicamente e sottovalutare i suoi infortuni, perché la sofferenza è formativa. La scuola? Un’inutile perdita di tempo. Gli affetti? L’amore? Gli amici che non sono compagni di squadra? Stupide palle al piede. Rami secchi da potare!
Una palestra formativa importante per ogni bambino amante dello sport.

5. L’incantevole Creamy

Non so se faccia parte o meno della nobile schiera dei cartoni animati giapponesi. Ad ogni modo era un cartone animato profondo che ha insegnato soprattutto alle bambine, che, se sei una nerd di merda, brutta e sfigata, un piccolo cesso sgradevole che tutti odiano, puoi sempre procurarti una bacchetta magica, chiuderti in un tuo mondo immaginario e (probabilmente dopo aver assunto le giuste droghe) crearti un alter ego superfregna in grado di fare cose strafighe e far innamorare tutti di sé. Insomma, un modo come un altro per rifuggire la realtà dando libero sfogo ai nostri deliri psicotici, facendoci diventare così personcine a modo e socialmente accettate.

6. Occhi di gatto

Perché mi ha fatto intuire fin da piccolissimo tutto il fascino di un’orgia con tre sorelle smaliziate.

7. Lupin

Maniaco sessuale al punto giusto. Geniale, creativo, elegante e con una bella 500 vecchio tipo. E’ stato il primo cartone animato che mi ha fatto capire in maniera precisa che derubare un milionario, in fondo, non è una cosa così sbagliata. Anzi: è un preciso dovere morale.

8. Pollon

Forse un po’ inflazionata come argomentazione. Quando si parla di cartoni animati giapponesi è il primo che viene in mente. Ma Pollon mi ha fatto capire cosa sarei diventato se avessi usato cocaina anch’io, come lei (tanto lo sanno tutti che era una fattona, non c’è bisogno di spiegare altro, né di ripetere la solfa. I fumettisti giapponesi sono fatti così). Lo spettacolo penoso delle sue crisi d’astinenza, quel patetico raccattare soldi spicci da suo nonno, quelle giornate vuote in cerca della sua “allegria”, la frenesia di muoversi e di fare, mi hanno fatto capire fin da subito che il mondo della coca non faceva per me, non mi apparteneva. E mi hanno reso evidente il fatto che la mia vera strada era, è, e sempre sarà, una soltanto: l’alcol.

cartoni animati giapponesi-americani-italiani-i puffi

Nella foto potete ammirare un puffo fricchettone completamente strafatto

9. I Puffi

Sì, lo so, si parla di cartoni animati giapponesi e loro invece sono del Nord America, ma chi se ne frega. Siete dei cazzo di nerd, fatevelo dire.
Ad ogni modo, io ci ragionavo spesso sul fatto che i puffi fossero alti “due mele o poco più”. Insomma, dio santo, trenta centimetri di puffo: una specie di pantegana di fiume resa azzurrognola dalla peste bubbonica. Uno schifo totale! Che razza di cartone animato poteva mai venir fuori da protagonisti del genere?
Questi sorci del bosco, in pratica, vivevano in questa grande comune socialista comandata da questo Karl “Grande Puffo” Marx, col cappello rosso e la barba bianca. Pur lavorando sodo, restavano un grande esercito di fricchettoni sessantottini. Passavano il tempo a raccogliere le bacche spinose di datura stramonium, che loro chiamano confidenzialmente “pufbacche”. Questo allucinogeno rappresentava la loro alimentazione base, quasi sempre in forma di torta cucinata da Puffo Golosone (una specie di Walter White di Breaking Bad, ma molto più effeminato), e la pietanza si accompagnava probabilmente (ma non ci sono prove certe) con un altro allucinogeno, l’amanita muscaria, funghi rossi e a pallini bianchi dentro cui, una volta svuotati, queste bestiacce abitavano.
Sì, ancora adesso è ritenuto un cartone animato per bambini. Poi ci domandiamo il perché di tanto disagio.

10. I cavalieri dello zodiaco

Loro sono un manga giapponese.
Li inserisco in classifica perché mi hanno fatto capire che razza di gavetta hanno dovuto fare Branko, Otelma, Paolo Fox e Brazsny, prima di diventare quello che sono oggi. E anch’io nel mio piccolo ho deciso di dare il mio contributo a questa dura e nobile causa (leggi l’Oroscopo di merda del divino Miceli)

11. Holly e Benji

Oltre al dolore formativo dovuto all’allenamento duro; ai campi di calcio in salita, lunghi, sterminati, infiniti; ai deliri degli allenatori alcolizzati e alle pallonate che viaggiavano intorno ai 300 Km/h e che ti colpivano in pieno volto devastandoti; Holly e Benji mi ha fatto capire che il calcio non è poi così distante dal karate come sport. Capriole in aria, acrobazie sui pali, catapulte infernali. Ricordo fantastiche partite con i miei amichetti, nel campetto dietro la chiesa o di fianco allo stadio: una guerra a base di tacchetti in pieno sterno e gomitate sul setto nasale. Ah, che bei tempi!

Cartone animato ospite
Tra i cartoni animati contemporanei, con i quali la mia generazione non ha avuto nulla a che fare, né nel bene né nel male, mi permetto di segnalarne uno di assoluto spessore:

12. Peppa Pig

In questo caso siamo difronte a un prodotto inglese. Ma schizzato tanto quanto i cartoni animati giapponesi. Peppa Pig, infatti, ha al suo interno tutta la follia propria dei nipponici, unita però al fancazzismo di noi europei, che tempo per scrivere una trama sensata ne abbiamo poco o niente, si sa. Scene a cazzo in cui una piccola maiala insulta e umilia i genitori, così, solo perché non l’hanno mai presa a cinghiate come si deve.
Per come la vedo io, però, un cartone animato che si intitola “Giuseppa la Porca” non può che promettere bene. Il potenziale psicotico è, a mio avviso, molto molto elevato.

Se ho saltato altri cartoni animati giapponesi fondamentali, aggiungeteli pure nei commenti.

Seguimi sulla mia pagina FACEBOOK. Puoi TROVARLA QUI


4 CommentiLascia un commento

  • Io quand ero piccola guardavo city hunter con mio fratello ..praticamente un investigatore privato depravato che non disdegnava di essere pagato in natura…però non lo trasmettevano alla Mediaset… A proposito quando ha scritto delle pufbacche non è che le è partita una “v” al posto della “m”? O magari sono io che non ho capito il senso della frase

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: