10 vecchie canzoni italiane che parlano di sesso usando una metafora

Dieci vecchie canzoni italiane che parlano di sesso in maniera metaforica. Più o meno. Dieci canzoni che abbiamo cantato fin da bambini, senza però capirle mai realmente. O meglio, in verità le canzoni sono nove, la decima mi seccava metterla, quindi la inserite direttamente voi alla fine, senza che facciamo quella cosa: “Ti sei dimenticato quella di…”; “Non hai inserito la canzone di coso…”. Mettete il titolo con una citazione sessuale a seguito e non ci pensiamo più. Anche perché ce ne sono altre mille di vecchie canzoni italiane che, usando metafora o meno, parlano di sesso, per cui…
Sbizzarritevi nei commenti o sui social, se vi va. Vedetelo come un gioco a quiz: qual è la vecchia canzone italiana che parla di sesso (metaforicamente o esplicitamente) che non comprare nell’elenco sottostante?
Fate un po’ voi, tanto non si vince una mazza (ovviamente “mazza” è una metafora sessuale).

vecchie canzoni italiane che parlano di sesso

Le vecchie canzoni italiane che parlano di sesso usando una metafora

Gelato al cioccolato
Il classico dei classici da ordinare in gelateria o da canticchiare per strada, in tutta tranquillità. L’allusione alla fellatio è oramai arcinota e dichiarata dallo stesso Malgioglio. Una dedica speciale al suo amico tunisino. E a Pupo tocca farsene una ragione.

“Gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato. Tu, gelato al cioccolato…”

Sbucciami
Va be’ restando in tema Malgioglio è chiaro che le cose si complicano non poco e la fellatio diventa un tema fisso.

“Sbucciami e la tua bocca addolcirò”.

Metafora elegante che gioca su un doppio senso sottilissimo, o no?

Comprami
Viola Valentino invece, con questa hit della trash italiana, è stata molto criticata dalle femministe. Non è un testo che parla di prostituzione (o almeno non solo), il suo è un “vendesi” concettualmente più ampio, ma tant’è…

“Comprami. Io sono in vendita. E non mi credere irraggiungibile”.

Kobra
Va be’, lo sappiamo tutti oramai che per Donatella Rettore

“il kobra non è un serpente, ma un pensiero frequente, che diventa indecente. Quando vedo te!”

Inoltre:

“Il kobra non è un pitone, ma un gustoso boccone…”

E ancora:

“Il kobra si snoda, si gira, m’inchioda. Mi chiude la bocca, mi stringe, mi tocca…”

Direi che c’è poco altro da aggiungere.

Benvenuto
Sempre dalla discografia della Rettore abbiamo Benvenuto, grande pezzo un po’ sottovalutato ma dal doppio senso quasi impercettibile.

Benvenuto per oggi, benvenuto domani, benvenuto negli occhi e nelle mani, benvenuto al mattino, benvenuto la sera, benvenuto nei gesti e nelle vesti. Benvenuto uomo”.

E se non siete convinti:

“Benvenuto così, come ho sempre sperato: benvenuto dentro e innamorato. Benvenuto per sempre, sulla pancia e assetato, benvenuto in gola e nel palato”.

Quasi non si capisce di che cosa si stia parlando, vero?

Pensiero stupendo
Con Patty Pravo, invece, passiamo direttamente al livello orgia. Tu. Noi. Lei. Le mani. Le mie. Le sue. Boh. Di chi è sta gamba? Ma che c’hai, tre zinne? E tu sposta ste chiappe. Macché me sto a scopa’ il cuscino?
Insomma, un testo molto intenso.

“E tu. E noi. E lei, fra noi. Vorrei. Vorrei. E lei adesso sa che vorrei. Le Mani, le sue. E poi un’altra volta noi due”.

E ancora:

“E tu ancora. E noi ancora. E lei un’altra volta fra noi. Le mani, questa volta sei tu. E lei, e lei a poco a poco di più. Di più. Vicini per questioni di cuore… se così si può dire”.

A chi la do stasera
Raffinatissimo il doppio senso di Nadia Cassini. Con un titolo così chi avrebbe mai pensato a un riferimento sessuale? E invece…

“A chi la do stasera, la mia felicità?”

Nell’aria
Oh, questa di Marcella Bella non è manco tanto un doppio senso. È proprio la storia di una ‘ngrifata che sta chiusa in casa per non accoppiarsi con chicchessia. Però è innamorata, eh?

“È domenica e tu chissà che cosa fai. Ti rivedo sempre lì che mi dici che mi vuoi. La mia voglia è grande e scandalosa ormai. C’è una gatta accanto a me e non rinuncia lei”.

E poi la gatta ritorna.

La mia mente è chiara ma a volte è più forte il sesso. La mia gatta è ancora lì. Non parla ma dice sì.

L’importante è finire
Anche questa è di Malgioglio, ovviamente (e che te lo dico a fare?), però Mina ha inserito l’eco lussuriosa. In effetti non è che sia proprio così celato il riferimento sessuale.

“Adesso arriva lui, apre piano la porta. Poi si butta sul letto e poi, e poi. Ad un tratto io sento afferrarmi le mani, le mie gambe tremare e poi e poi e poi e poi”

Eh, e poi?

La decima
Va be’, ce ne sono ancora tante di vecchie canzoni italiane con riferimenti sessuali al loro interno. Il decimo brano aggiungetelo voi scegliendolo tra quelli che ho dimenticato (che a me secca e poi c’ho da fare, a differenza vostra ho una vita sociale, io). Alla prossima.

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